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Anche in tv la città fa un figurone
Luciano Donzella
Gente appassionata e panorami dai colori tenui come in un quadro macchiaiolo
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LIVORNO. Cinquantamila. L'esercito dei livornesi, rispettoso e composto. Due ali di folla che hanno stretto in un abbraccio quelli del Giro. Una grande manifestazione d'affetto, perfino inattesa nei modi e nei numeri. E ha fatto colpo: «Ringrazio la città di Livorno per la vicinanza al Giro in questo momento difficile, una presenza forte di gente che non sapeva che non avrebbe visto una gara, ma voleva farci sentire che ci erano vicini». Parole di Angelo Zomegnan, patron del Giro, che ai microfoni di una tv locale ha aggiunto: «Quando il Giro sta bene in un posto, ci torna sempre. Arrivederci a Livorno». Non era la "solita" Livorno quella catturata ieri dall'occhio delle telecamere Rai e portata nelle case degli italiani nelle 4 ore di una lunga diretta iniziata su RaiSport e conclusa su RaiTre. Non era la città provinciale, popolare e industriale di Virzì. E neanche quella goliardica e sanguigna della beffa di Modì e delle bandane "per Silvio". Casomai - grazie anche alla splendida giornata a far da contrappasso alla tappa del dolore - ricordava quella solare, ventosa e un po' struggente di Giorgio Caproni. Una città dai colori pastello, come certe marine macchiaiole fin-de-siécle. Questo hanno visto gli italiani davanti alla tv ieri pomeriggio: tinte tenui, sfumate, quasi una forma di rispetto per quel numero 108 che non è più nel gruppo e per quegli altri 200 ragazzi, disorientati e spaventati per aver perso uno di loro. E per una volta, hanno visto una città anche bella, proprio come la vedono sempre i livornesi. Molto, ma molto di più della "cartolina" bulgara montata dal tecnico Rai: Accademia, Quattro Mori, gabbiani, mercato e ancora Quattro Mori e Accademia. La telecronaca Rai, affidata a Alessandra De Stefano e Francesco Pancani che commentano dal palco sul viale Italia, inizia prima delle 14 (su RaiSport) e prosegue su RaiTre per oltre 4 ore. La prima inquadratura livornese è per Barriera Margherita. «Il pubblico - dice la telecronista - si è assiepato qui spontaneamente, sotto il palco, che è anche decentrato rispetto al traguardo. Eppure sono qua in silenzio, in tantissimi ad ascoltare quello che noi diciamo in trasmissione. Sul tragitto poi ci sono migliaia di persone». Livorno, nei commenti degli ospiti, diventa un punto di svolta di questo Giro, che non si è voluto fermare: «Si ferma solo chi non sa dove andare - dicono - noi sappiamo dove andare: a Livorno. Oggi la gara non va avanti, oggi qui si ricorda Wouter, e il dolore che si sente a Livorno si sente in tutto il mondo». Parole accompagnate dal suono delle campane di Montenero. Il gruppo passa lo Scolmatore e segue l'Aurelia. L'occhio della telecamera restituisce un vialone periferico con l'aiuola in mezzeria, l'aspetto (dall'elicottero) pare curato. Da Fiorentina in poi i ciclisti corrono in mezzo a due ali di folla, mentre l'immagine della porta ha un suo fascino archeoindustriale. L'elicottero si porta sul mare per una dissolvenza su due traghetti che si incrociano in lontananza, la pubblicità arriva sul primo piano di un anemometro che ruota spinto dal vento. Si riprende con una carrellata dall'alto dell'Accademia Navale, "Una delle istituzioni più salde della Repubblica e un vanto per Livorno". A portare il messaggio di cordoglio dell'Accademia c'è il comandante, l'ammiraglio Pierluigi Rosati. Le telecamere mobili inquadrano i palazzoni della Rosa, con tantissima gente assiepata sul ponte che scavalca l'Aurelia, le palazzine dell'Ardenza, le villette nel verde di Montenero. In piazza delle Carrozze c'è la strettoia all'imbocco della salita, il gruppo rallenta fino a fermarsi. Qui si sarebbe dovuto giocare la sorte della tappa, doveva essere il momento clou. E in qualche modo lo è: l'abbraccio della folla si fa stretto, quasi fisico. Il serpentone si snoda lento in mezzo a una folla fitta ma mai invadente, appaiono decine di cartelli con su un solo numero: il 108, quello di Wouter. È uno dei momenti più toccanti della giornata. Emozioni che arrivano fin sul palco, al traguardo: «Un grazie sentito a tutte le persone che non hanno abbandonato il giro - dice De Stefano - che sono qui da ore e sul tracciato non hanno abbandonato questi ragazzi nemmeno per un centimetro». E l'ex ciclista Savoldelli, dalla moto che segue la corsa sulla salita del Castellaccio: «Sono rimasto colpito dalla gente lungo la strada, non ho visto una scritta che incitava un corridore, solo il nome di Wouter. È uno spettacolo da pelle d'oca». Il gruppo compatto si allunga al confine fra il verde della colline e il blu del mare. L'elicottero gira intorno a Castel Sonnino che issa sul pennone il tricolore, poi la cala del Leone, il ponte di Calignaia, Calafuria, Castel Boccale. Qui il mare è verde smeraldo, limpido. Queste sì, sono cartoline da Livorno. L'arrivo è da brividi. L'applauso lunghissimo ma misurato, il suono ritmico delle pale dell'elicottero, la campana di San Jacopo non rompono il silenzio, lo accompagnano con dolcezza, con rispetto.
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