Il Tirreno

Livorno

LE STORIE/1

Con i tedeschi va meglio

Stefano Tanazzi
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Stefano Tanazzi

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 LIVORNO. «Da noi la qualità della vita è migliorata rispetto al passato: l'ambiente è più a misura d'uomo e l'ingresso in fabbrica delle donne ha allentato molte tensioni. Le politiche igieniche e quelle sulla sicurezza trovano buona applicazione, e le strutture sono state rinnovate, dalle docce allo spazio dedicato al ristoro. Rispetto ad altre situazioni, non ci possiamo lamentare». Stefano Tonazzi, 48 anni, operaio alla Pierburg (già Gilardini e Magneti Marelli) fin dal 1989, descrive un'isola felice nel drammatico scenario del lavoro metalmeccanico livornese. «I guai veri sono nel mondo sommerso dell'indotto, quelle piccole officine che troppo spesso non hanno voce in capitolo e che vivono momenti di forte disagio perché in caso di fallimento non dispongono nemmeno degli ammortizzatori sociali». Certo, non tutto è oro quel che luccica... «E' vero, l'azienda ci chiede un numero di montaggi più elevato e un livello produttivo maggiore, a fronte di tempi di recupero che si restringono di continuo, tuttavia i rapporti con la dirigenza sono buoni, forse perché i tedeschi operano diversamente da Fiat e preferiscono mantenere un dialogo con gli operai. Ci hanno mostrato il piano degli investimenti fino al 2013 e le prospettive sono discrete». (j.m.)

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