Il Tirreno

Livorno

Curriculum e tintarella Tra i ragazzi del Moletto che aspettano un lavoro

Ludovica Monarca
Curriculum e tintarella Tra i ragazzi del Moletto che aspettano un lavoro

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 LIVORNO. Ascoltano Vasco, guardano Le Iene, voterebbero Renzi, fanno tardi la sera e adorano Benigni. Non studiano e non lavorano, ma prendono il sole al moletto di Antignano. Sono i Neet di Livorno, acronimo anglosassone che sta per «Not in Employment, Education and Training», ossia ragazzi dai 15 ai 29 anni che hanno completato o abbandonato gli studi e non riescono a trovare un impiego. A volte peggio: non lo cercano. «Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport», cantavano i Cccp. Ma a dominare nei giovani d'oggi non è la gioia dell'appropriazione del proprio tempo quanto piuttosto la sfiducia verso il futuro. «Ci hanno tolto la possibilità di avere una progettualità, di sognare - si sfoga Omar Tedeschi, 20 anni, diplomato al liceo scientifico. Dopo essersi iscritto alla facoltà di matematica ha abbandonato l'università per cercare un impiego, «ma qui a Livorno sembra davvero impossibile. Ho mandato curriculum ovunque e ho solo preso porte in faccia. Non tutti siamo fatti per studiare, però questo non vuol dire non avere capacità. Io non vedo l'ora di cominciare a lavorare». Storie come quella di Omar sono tante, tantissime. Secondo dati Istat i giovani Neet livornesi sarebbero almeno il 18%, uno tra i tassi più alti d'Italia.  Basta passare un pomeriggio al moletto di Antignano per rendersene conto. Ogni giorno, fin dalla mattina, quel pezzo di mare si riempie di giovani. Stanno lì, prendono il sole, chiacchierano, giocano a carte. Il futuro fa paura o addirittura non interessa. Vivono il momento, senza pensieri né aspettative. Debora Verdicchio ha 42 anni ed è madre di due figli: Nicola, fantino di 23 anni, e Federico che di anni ne ha 19 e, dopo aver abbandonato presto gli studi, non cerca nemmeno un lavoro. «Non so cos'abbia questa generazione - dice Debora - Sono pigri, viziati. Sicuramente la crisi li ha colpiti più di altri, ma se uno ha davvero voglia di trovare un lavoro alla fine lo trova.  E' solo questione di impegno». La pensano così anche Bianca Tronci e le sue amiche, tutte diciottenni, tutte maturande all'Enriques: «Non so come si possa stare senza fare niente, io entrerei in depressione. Voglio fare l'università. Certo ho paura del precariato, di studiare anni senza poi arrivare a niente, ma credo che sognare sia un diritto e impegnarsi per il proprio futuro una sorta di dovere». Accanto a loro un altro gruppo di ragazzi ridacchia, preferiscono il sole e il mare.

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