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«Aiutateci a salvare il Mascagni»
Sos di Ricci: le aziende finanzino borse di studio per i nostri ragazzi
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LIVORNO. «Perché salvare il Mascagni? Perché promuove cultura, perché insegna musica, perché dal 1953 a oggi ha sfornato personalità che si sono inserite a pieno titolo nel mondo del lavoro. E non certo perché lo dice il presidente...». La battuta non gli manca mai, come i dischi (con la sua Fonè ne ha prodotti 900 in 29 anni) e il papillon. Una volta tanto amaranto. Giulio Cesare Ricci presiede dal gennaio 2007 l'istituto Mascagni, diventato a pieno titolo università della musica. Dopo l'azzeramento dei sostegni ministeriali e le difficoltà crescenti degli enti locali, l'assemblea permanente di docenti, dipendenti, studenti e genitori ha lanciato una petizione per «salvare» la scuola: all'appello, che è anche su www.iltirreno.it, hanno già risposto più di mille livornesi. Presidente, ma il Mascagni rischia davvero di chiudere? «Fino alla fine di questo anno siamo coperti. A settembre incontreremo i rappresentanti delle amministrazioni locali per capire quali saranno, a quel punto, le loro effettive possibilità. Nel frattempo mi auguro che il percorso intrapreso con lo Stato attraverso le Regioni porti a un ripensamento sull'azzeramento del sostegno ministeriale. Questa è una partita che non riguarda solo il Mascagni, ma tutte le 21 università della musica italiane». Sperate che la protesta lanciata da Livorno abbia un effetto eco... «Abbiamo già fatto squadra con Lucca e Siena. Quando il barile sarà grattato fino all'inverosimile anche le altre realtà dovranno mobilitarsi. Se sarà necessario andremo a Roma, organizzeremo iniziative pubbliche eclatanti». Andiamo nel dettaglio: chi ha tagliato cosa? «Ogni anno ci arrivano circa 2milioni di euro da Provincia e Comune, 365 mila dagli iscritti e 170mila sono contributi (ad esempio della Fondazione Cassa di Risparmi) o entrate da concerti. Fino al 2008 abbiamo ricevuto anche il contributo del ministero (165mila euro) che poi è stato azzerato. Nonostante il Mascagni sia (su indicazione dello stesso ministero) la seconda scuola italiana (la prima è a Catania). A fronte di un aumento fisiologico delle spese, perché siamo diventati una università con corsi ben precisi, sono scesi i finanziamenti: il Comune ha mostrato difficoltà nell'erogazione di circa 80mila euro rispetto allo scorso anno (ma c'è un impegno formale del sindaco su cui contiamo) e dal ministero non arrivano segnali. Ha azzerato il finanziamento che in totale (per 21 scuole) ammontava a circa un milione e mezzo di euro: solo Comune e Provincia riescono a darcene due, come è possibile? Questa è una scuola di musica: non possiamo togliere l'insegnamento di violino o pianoforte: formiamo orchestre azzoppate? Abbiamo già risparmiato su tutto il risparmiabile. E basta con la demagogia: il presidente prende 900 euro lordi al mese. Che in pratica fanno poco più di 600 euro: siamo al volontariato». Quanti studenti e insegnanti avete? «I ragazzi - tra canto, composizione, chitarra, clarinetto, contrabbasso, corno, fagotto, jazz, oboe, pianoforte, sax, strumenti a percussione, tromba, trombone, viola, violino, violoncello - sono quasi 400 (il 30 per cento da fuori provincia). Gli insegnanti 39. Nei decenni questa scuola ha sfornato musicisti di qualità: insegnanti di altre scuole e ragazzi che se la cavano a scuola, sono bravi nello sport e suonano in grandi orchestre». A lei l'appello per sostenere il Mascagni. «Chiedo alla città di starci vicino. Il 5 per mille è già stato importante. Ma non si tratta solo di contributi diretti. Stare vicino all'istituto significa anche favorire maggiori uscite: c'è da inaugurare un evento, colorare una manifestazione? Chiamate i nostri ragazzi che propongono musica di qualità. E di musica avremmo tutti più bisogno. Io senza - ironizza - sarei finito alla neuro...Mi rivolgo alle aziende: nessuno (se si escludono le fondazioni) finanzia borse di studio, che sono un grande stimolo, oltre che un aiuto, per i ragazzi e le famiglie». J.G.
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