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«Così riaprirò piazza Cavour»
Alessandro Guarducci
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Maurizio Bettini in bici sulla pista ciclabile. A sinistra il parcheggio Odeon e via Grande soffocata dal traffico L'assessore Bettini: il parcheggio Odeon sarà strategico
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LIVORNO. La prossima apertura del parcheggio Odeon, prevista tra giugno e luglio (così ha almeno detto il presidente di Spil Riccardo Vitti), innescherà una serie di provvedimenti a cascata sulla mobilità urbana. Per alcuni esiste già un progetto, seppur di massima, per altri siamo ancora nella fase di studio. Alcuni sono invece sempre allo stadio di idee. E allora proviamo un po' a fare il punto in materia di traffico con l'assessore Maurizio Bettini. Assessore, quando è entrato in giunta la costruzione del parcheggio Odeon era già avviata. Se avesse potuto decidere lei, sarebbe stato favorevole o contrario a questa operazione? «Sono assolutamente d'accordo con la scelta che è stata compiuta dall'amministrazione, per almeno tre ragioni». Ce le dica... «Con l'apertura del parcheggio Odeon si toglieranno subito dalla strada circa duecento auto, che troveranno posto nei box privati: mi risulta infatti che ci sia un notevole interesse da perte dei residenti e anche dei commercianti della zona e che circa un terzo di questi posti siano già stati venduti. Quando poi entrerà in funzione il parcheggio a rotazione a pagamento, che conta poco meno di 400 posti, le strade saranno liberate da centinaia di auto che abitualmente sostano lungo i fossi e questo permetterà di riaprire al traffico piazza Cavour. Infine, il parcheggio servirà tutto il comparto pedonale-culturale-commerciale di via Ricasoli, via Goldoni, via Magenta etc.» Quindi lei è favorevole a riaprire ai veicoli privati piazza Cavour. «Certamente. Nelle condizioni attuali è impossibile ma con il parcheggio Odeon, potremo invece eliminare un po' di posti per la sosta sugli scali e soprattuto sostituire quelli a lisca degli scali D'Azeglio con dei parcheggi lineari: l'ampliamento della carreggiata permetterà al traffico di scorrere meglio lungo i fossi, che è una condizione fondamentale per la riapertura di piazza Cavour». Ma il parcheggio Odeon attrarrà traffico privato in centro. Come si giustifica questa scelta con l'obiettivo di ampliare le zone pedonali? «Tutti i parcheggi, per loro stessa natura, sono attrattori di traffico: del resto, dentro ci vanno le auto... Ma in realtà, il parcheggio Odeon permetterà di liberare 300-400 posti di sosta sugli scali, quindi sarà un'operazione a impatto zero per il traffico e in più permetterà di razionalizzare e riqualificare le strade oggi soffocate dai veicoli in sosta. Senza trascurare il fatto che la riapertura di piazza Cavopur è propedeutica alla chiusura di piazza Grande e poi della via Grande». Intanto, però, il nuovo piano della mobilità si fa attendere. Che fine ha fatto? «Per la prima volta il piano urbano della mobilità viene inserito nel piano strutturale generale, quindi nel documento di affido del medesimo, affinché urbanistica e mobilità procedano di pari passo. Questo non è stato un fatto scontato in città nei decenni precedenti e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Ci può fare un esempio? «Il più evidente è quello riguardante i problemi della viabilità connessa alla Porta a terra: la situazione dei collegamenti con la Variante è sotto gli occhi di tutti». Comitati a favore della pedonalizzazione del centro, comitati che chiedono invece più posti per la sosta dei mezzi privati. Cosa fare? «C'è senza dubbio un uso sconsiderato dell'auto, sconveniente per la collettività, da parte di fasce di cittadini, e si deve operare con decisione per soddisfare la domanda di mobilità anche in modo diverso, per esempio riducendola o favorendo mezzi più rispettosi dell'ambiente. Allo stesso tempo è necessario operare anche per soddisfare le esigenze di quella quota di persone che per scelta o per necessità preferisce usare l'auto. Se non lo si fa in modo esplicito e operando con consapevolezza succede che i portatori di interesse si organizzino per tutelarsi. Il risultato di questo conflitto, nato dal mancato riconoscimento di un interesse legittimo di alcuni cittadini - benché non condiviso dalla maggioranza -, potrebbe comportare conseguenze dannose per tutti». Insomma, in materia di traffico è quasi impossibile mettere tutti d'accordo... «Il piano si rivolge a tutta la popolazione ma sarà soddisfacente incidere su quote di essa: anche se il piano prevede una situazione finale ottimale, si devono sempre focalizzare sequenze di mutamento potenziale e progressivo». Intanto il trasporto pubblico arranca. «Rispetto alla attuale crisi del trasporto pubblico locale ci sono diverse posizioni politiche; alcune legittime anche se un po' estremistiche, altre un po' furbette». Si spieghi meglio. «Dai partiti di destra si sente urlare che il Tpl è un servizio sociale. Bene. Allora ci spieghino perché il governo ha tagliato così tanto su un servizio sociale. Si sente poi dire che si devono fare piani della mobilità che favoriscano il Tpl ma sono i primi a fare barricate - strumentalizzando - quando l'amministrazione fa scelte concrete a favore del trasporto bus. Basti ricordare a come si opposero alla creazione di una corsia preferenziale sul viale della Libertà. Ci sono poi forze politiche più vicine alla giunta che reclamano interventi drastici di blocco del traffico veicolare privato giustificate da un bene ideale e superiore da raggiungere passando sopra ogni cosa. Ora, credo che non si possono nutrire aspettative eccessive, quali la palingenesi di un popolo e delle sue componenti organizzate, che improvvisamente diventano ambientaliste e responsabili secondo i parametri stabiliti dagli amministratori. L'indignazione serve molto a infiammare gli animi, ma poco a concretizzare una cultura di governo». Quali sono le linee guida del piano della mobilità? «Il Pum contempera esigenze diverse nella prospettiva di quello che la legge prevede, ossia: risparmio energetico, fluidificazione del traffico, sicurezza stradale e minimizzazione dell'uso individuale dell'auto. Quindi non equivoca sul ruolo centrale del trasporto pubblico locale, ma non irreggimenta i comportamenti dei cittadini. E allora, per i bus a cosa pensate? «Il controllo serrato sulle corsie preferenziali e il loro allargamento dove possibile, la priorità semaforica, una nuova organizzazione delle linee di trasporto pubblico che intercettino bacini di utenza finora trascurati, gli interventi infrastrutturali di fluidificazione del traffico costituiscono la strategia su cui punta l'amministrazione. Ma per la mobilità a Livorno poteva essere fatto qualcosa di più? «Vede, il rientro dal debito pubblico impostoci dalle nuove direttive europee; il taglio ai trasferimenti agli enti locali voluto dal governo; il caos continuo della finanza locale in vista del federalismo fiscale, l'esplosione politica del nord Africa. Basterebbero questi fenomeni per mostrare quanto sia necessario considerare la contingenza come riferimento strutturale di una cultura di governo meno nobilmente ambiziosa e più faticosamente quotidiana di quella che ha ispirato la politica di questi ultimi decenni, quando qualche appuntamento con l'ammodernamento infrastrutturale e ambientale è stato clamorosamente perso». Ci dica tre misure da realizzare quanto prima. «Potenziare le piste ciclabili, velocizzare il trasporto pubblico, regolarizzare e ridurre lo scarico merce in via Grande».
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