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Cè chi chiede il condono. I residenti: le denunce non sono nostre
«Dentro non c'è spazio, come facciamo a lavorare?»
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LIVORNO. «È una vergogna, senza queste strutture non potremmo lavorare». Christian Mauri, gestore dell'omonimo chalet, scandisce da dietro il bancone le parole ripetute a turno dai colleghi del viale Italia. «All'interno del bar - interviene - ci stanno al massimo otto tavoli: come faremmo a pagare più di tremila euro di affitto al mese (come da concessione) senza una veranda riparata per l'inverno e per le giornate di vento? Prima il divieto di mettere la musica, poi la chiusura obbligata all'una: lo spazio esterno ci fa respirare, abbiamo anche i dipendenti». Il gestore chiede il «condono», ma con le sentenze in corso non sembra ipotizzabile. Ci sarebbe semmai da chiedersi perché non è stato pensato prima, al tavolo con il Comune, un progetto condiviso e approvato dalle Belle Arti. Ma, a dire la verità, di punti interrogativi sul viale Italia ce ne sono parecchi: dai piani alti mai utilizzati, alle cause per le infiltrazioni, fino all'occupazione del suolo pubblico. Quanto alle tende, come spiegano Riccardo Spazzini di Alpe e Francesco Iennarelli della Chiostra, «ne esistevano di un colore diverso per ogni piazzola (crema, verde e rosa), ma non erano adatte: volavano alla prima libecciata, si rompevano di continuo, non riparavano i clienti. In quali condizioni dovremmo lavorare?». Quanto alle segnalazioni che hanno fatto scattare le denunce, Franco Fornaciari (rappresentante del comitato del viale Italia) puntualizza che «il nostro comitato non ha mai presentato una specifica denuncia in merito a una veranda realizzata dalla baracchina Zanzibar, della cui liceità o meno non eravamo tra l'altro a conoscenza. Semmai abbiamo sempre denunciato e continuiamo a denunciare il degrado generale della zona e le conseguenze che ne derivano per l'ambiente e per la qualità della vita dei residenti».
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