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DALLA PRIMA
E ORA SERVE LA POLITICA...
Massimo Paoli
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la rana cercando di compensare non salta via e finisce lessa. E' quello che sta accadendo a noi - italiani, toscani e soprattutto abitanti dell'ex area vasta - immersi senza tutte le consapevolezze nella nuova economia. In piena stagnazione (per altro con inflazione), con pochi segnali positivi, in una situazione nella quale ristagna la dinamica della parte industriale del modello di sviluppo, arretra la parte dei servizi e si difende quella legata all'agricoltura di qualità, c'è da segnalare l'assoluta stasi infrastrutturale. Il porto di Livorno preoccupantemente ingessato attende i pieni poteri - da ieri ufficializzati - del nuovo presidente come si attende una boccata d'aria dopo una lunga apnea. C'è da meditare il percorso di integrazione dei due aeroporti toscani: un percorso obbligato in mancanza del quale si avvierebbero presto maree di competizione infrastrutturale interna alla regione dai tratti autolesionistici. Il centro intermodale di Guasticce sembra ormai confinato a un ruolo di immobiliare, passata la fiammata della discussione sul giornale tutto torna nel silenzio. Evaporata la viabilità di compensazione perché sembra affondato il Lotto zero (come se i quarant'anni trascorsi nell'attesa fossero pochi), se non si concretizzerà davvero il finanziamento regionale (si parla di 20 milioni, basteranno?) rischia di tramontare anche il progetto del nuovo ospedale, che senza un re-design della città e non solo del sistema viario, non potrebbe essere collocato nella posizione indicata. Meno male che ci sono le opportunità come la Porta a mare, la cantieristica che sembra respirare e una certa stabilizzazione della componentistica auto (per altro appesa al filo della Fiat). Se ci contentiamo, ecco che l'esempio della rana si adatterebbe perfettamente alla situazione di declino lento dell'area. Il trucco è semplice, non accontentarsi. Abbiamo la possibilità di fare il PRG del porto e della città in contemporanea: facciamolo. Possiamo lottare per avere ciò che era stato pattuito con questo governo inattendibile che non mantiene gli impegni; però potremmo anche iniziare a cercare delle alternative, che non è detto ci riesca, ma un po' di marketing d'area per l'attrazione degli investimenti, fatto sul serio, non guasterebbe. C'è da sviluppare l'opportunità delle imprese generate dal sistema universitario pisano, non possiamo fermarci agli incubatori (che hanno fatto un gran lavoro), bisogna andare avanti passando da una fase passiva (si è cercato di sistemare gli spin-off nascenti, che però, salvo eccezioni, non hanno più lasciato l'incubatore) a una fase attiva di stimolo e aiuto alla nascita ma soprattutto all'abbandono dell'incubatore. Si devono legare le filiere cogliendo le sinergie, basti pensare alle tematiche di innovazione che possono legare componentistica auto e cantieristica-riparazioni-costruzioni (magari con l'aiuto delle tecnologie di automazione del gruppo di ricercatori livornesi di Paolo Dario). E si potrebbe continuare. Cosa manca? La politica. Lo dico senza polemica. Non deve essere stato facile guidare le istituzioni in questi anni complessi, ma ora serve una scossa, insieme, da "comunità" vera in cerca del suo "bene comune".
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