Il Tirreno

Livorno

Burrascoso rapporto tra coniugi senegalesi, con botte, segregazioni e minacce di riti voodoo

Violenze sulla moglie, condannato

L’aula del tribunale dove è stato celebrato il processo
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L’aula del tribunale dove è stato celebrato il processo

La donna: «Ho dovuto lottare contro le tradizioni per avere giustizia»

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 LIVORNO.«Quello che ho fatto è stato solo perché avevo bisogno di giustizia, per me e per tutte le donne africane come me». Ecco come la moglie di Balla Dieng, 51 anni, venditore ambulante senegalese regolarmente residente in Italia, ha commentato la condanna del marito a tre anni di reclusione per i reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni e atti sessuali. L'uomo è stato riconosciuto colpevole dei reati contestati e dovrà anche risarcire i danni alla moglie che si è costituita parte civile, e che ha condotto quella che per lei è stata una vera e propria battaglia per superare gli ostacoli, a partire dalla famiglia, che si opponevano alla sua decisione di rivolgersi alla giustizia.  Il processo è stato celebrato con il rito abbreviato, che consente uno sconto di un terzo della pena, davanti al collegio composto dal presidente Gabriella Marinelli con i giudici a latere Carlo Cardi e Marina Cirese.  La pubblica accusa era rappresentata dal pm Fiorenza Marrara, mentre la difesa era affidata all'avvocato Erika Vivaldi e la parte civile all'avvocato Eloisa Aliotta.  La vicenda processuale è partita il 26 gennaio del 2010, quando la polizia intervenne in aiuto della donna, una senegalese di 39 anni, che in patria aveva lavorato come maeestra elementare, pichiata dal marito che dopo averla frustata con il cavo del caricacellulare, usò la cintola e alla fine le procurò una frattura al braccio destro. Come se non bastasse, emersero altri due episodi di percosse, seppure più lievi avvenuti nel 2007 e nel 2009, ma anche che l'uomo segregava la moglie in casa e la costringeva ad avere con lui rapporti sessuali contro la sua volontà. Inoltre l'uomo aveva minacciato nei suoi confronti e dei quattro figli della coppia dei riti "voodoo". Alla fine l'uomo aveva detto alla moglie che anche se lo avesse denunciato nessuno la avrebbe creduta.  Le cose hanno invece preso una piega ben diversa: la denuncia della donna ha portato all'arresto del marito, mentre lei è stata dapprima accolta in una struttura protetta di Livorno e poi presso un cugino di Ancona. Ieri l'epilogo del processo: il pm ha chiesto una condanna a 4 anni, cui si è aggiunta la parte civile che ha chiesto anche un risarcimento di 50mila euro. La difesa invece si è battuta perché venisse considerato il solo episodio delle lesioni, confessato dallo stesso imputato, e chiedendo l'assoluzione per gli altri reati.  Alla fine la condanna a 3 anni di reclusione e al risarcimento dei danni, da stabilire in sede civile, con una provisionale immediata di 15mila euro, sentenza cui la difesa ha preannunciato appello.  «Adesso potrò tornare dai miei figli in Senegal - ha dichiarato la donna - ma voglio ringraziare l'associazione Randi e mio cugino che mi hanno aiutato in un momento così difficile»

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