In chiesa? Soltanto musica sacra
C.Vir.
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Larcivescovo di Pisa Benotto: la diocesi pisana ha competenza anche su Collesalvetti e Vicarello Riguarda anche Colle la decisione del vescovo di Pisa
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COLLESALVETTI. Musica in chiesa? No grazie. A meno che non sia liturgica, sacra o per lo meno religiosa. L'"editto" contro la musica non consona all'ambiente è stato lanciato dall'arcivescovo di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, ma riguarda in parte la nostra zona perché nella geografia ecclesiale Pisa ha competenza territoriale anche su Collesalvetti e Vicarello. Come spiega monsignor Aldo Armani, direttore dell'ufficio delle comunicazioni sociali della diocesi di Pisa, c'è una profonda differenza fra musica liturgica e sacra e religiosa. Le prime due sono all'interno di precisi riti, la terza è solo di argomento religioso, come l'Ave Maria di Schubert, una invocazione alla Madonna che proprio per questo, rispetto a matrimoni e funerali, ad esempio, si può suonare solo a fine cerimonia e non durante. «Niente di nuovo - sottolinea monsignor Armani - queste norme erano già contenute nel documento "concerti nelle chiese", emanato dalla congregazione per il culto divino a fine '87». Erano già contenute, ma non sempre tradotte in pratica. «In qualche chiesa si faceva perfino la lirica - aggiunge don Armani - ma che c'entra? La lirica si fa a teatro. Ogni programma, si sa, deve essere approvato dalla commisione si nusica sacra della diocesi, di cui fanno parte laici (musicisti) e religiosi. Va bene il Laudate dominum o la messa per Requiem di Mozart, ma non ad esempio "La trota", come qualcuno ha proposto. «L'abbigliamento? Se uno va dal prefetto o dal ministro va in maniera appropriata, - afferma - dunque perché non in chiesa? Noi abbiamo sempre chiesto il rispetto del luogo e serietà. Ci sono cantanti che non propongono solo il bel canto: ricordo di aver fatto coprire il decolleté di una violinista russa in cattedrale e non ci vedo nulla di strano». Una curiosità: la proposta di far corrispondere le diocesi alle province per mettere un po' d'ordine risale al primo concordato fra Stato e Chiesa del '29, ma naufragò perchè nel Sud avrebbe provocato vere e proprie rivolte. «Non abbiamo avuto scossoni. In pratica ci eravamo sempre attenuti a queste norme per rispetto del luogo». Lo assicura Stefano Barandoni, che dirige il Coro dell'università e far parte anche della commissione musicale diocesana. «Queste disposizioni - aggiunge - le avevamo sempre seguite: abbiamo voluto fare dei canti patriottici per l'Unità d'Italia e abbiamo scelto l'aula magna storica della Sapienza».
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