Il Tirreno

Livorno

«Alt a polemiche inutili, dateci una mano»

Il vescovo Simone Giusti
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Il vescovo Simone Giusti

E alla Caritas bussano otto tunisini arrivati da soli dal Sud

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 LIVORNO. «Invece di buttarsi nel protagonismo mediatico attraverso lettere ai giornali alcune persone farebbero bene a rimboccarsi le maniche e venire ad aiutare i volontari della Caritas». Difficile fraintendere le parole del vescovo Simone Giusti: sono rivolte a un gruppo di cattolici che, attraverso una lettera aperta pubblicata ieri sul nostro giornale, ha criticato il modo in cui la Chiesa sta affrontando l'emergenza immigrati. I 19 firmatari invitano la Chiesa livornese a farsi carico di almeno dieci famiglie in arrivo da Lampedusa, non mancando di suggerire alcune soluzioni.  Ma il vescovo Giusti non ci sta. «Voglio chiarire da subito quanto la Diocesi stia facendo per l'accoglienza dei migranti tunisini sbarcati in questi giorni nella nostra città. Prima di parlare le persone dovrebbero documentarsi e informarsi bene: almeno saprebbero che la Caritas italiana ha messo a disposizione oltre duemila posti per accogliere queste persone». Poi aggiunge: «E' bene sottolineare che le istituzioni non ci hanno mai fatto nessuna richiesta esplicita, ma nonostante questo - ha ricordato monsignor Giusti - decine e decine di volontari della Caritas non hanno esitato ad accogliere nei giorni scorsi i migranti sbarcati in porto».  L'esempio concreto è il caso di otto tunisini che ieri mattina hanno trovato aiuto alla Caritas diocesana. Lo spiega il vescovo: «Alcuni volontari della Caritas hanno raccolto 8 tunisini che avevano visibilmente bisogno di aiuto, fornendo loro cibo e acqua e tutto quello di cui necessitavano. Queste - ha detto - sono aiuti concreti, non certo un'apparizione sul giornale a tutti i costi».  Si tratta di otto nordafricani che non rientrano nei conteggi fatti fin qui nell'operazione di trasferimento con le due navi arrivate in porto. Dal quartier generale della Caritas viene riferito che queste otto persone hanno raccontato di esser arrivate a Livorno arrangiandosi con i propri mezzi: apparterrebbero all'esercito di profughi fuggito nei giorni scorsi dai centri allestiti in Sicilia e in Puglia. Non però al gruppo che ha abbandonato Manduria: a quanto hanno spiegato, sarebbero rimasti in un primo tempo al centro allestito a Mineo, nei pressi di Catania, e successivamente avrebbero risalito la penisola con l'intenzione dichiarata di raggiungere «la zona di Milano o comunque il Nord».  In una intervista al giornale diocesano "La Settimana", il diacono Enrico Sassano, direttore della Caritas, sottolinea «la disponibilità ad accogliere e sostenere la gente che cerca scampo dalla guerra e rifugio dalle violenze subite». Il nostro territorio è in profonda crisi e già questo richiede l'aumento dei servizi di sostegno alimentare e la creazione di «una rete di piccoli alloggi per l'emergenza abitativa locale già forte». Comunque, la Caritas diocesana ha messo a disposizione delle proprie strutture nazionali «tre posti letto qualora ce ne fosse necessità» («è molto poco ma è un segno di accoglienza e di incoraggiamento per coloro che hanno maggiori possibilità»), oltre a prevedere «tutti quei servizi che sono di contorno all'emergenza profughi: docce, pasti, vestiario, ecc.» F.B.

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