Il Tirreno

Livorno

L'uomo che serve il cuscus ai clandestini «Ospiti come gli altri»

Juna Goti
Di lato il gestore Andrea Sgarallino. Sotto l’amministratore Carlo Errico e le lavoratrici di villa Morazzana preparano i kit per gli immigrati
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Di lato il gestore Andrea Sgarallino. Sotto l’amministratore Carlo Errico e le lavoratrici di villa Morazzana preparano i kit per gli immigrati

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  LIVORNO. «I clandestini? Per noi sono ospiti come tutti gli altri». A pronunciare la frase che non ti aspetti in questo delicato momento fatto di crisi e proteste è il gestore di Villa Morazzana, Andrea Sgarallino. Al Calambrone, negli ultimi due giorni, è scoppiata la rivolta. Rivolta contro i clandestini, o meglio contro la scelta di sistemarli nell'ex ospedale ortopedico («chissà per quanto») a pochi giorni dall'inizio della stagione balneare (e a pochi metri dalle case di villeggiatura appena realizzate). Tutto mentre a villa Morazzana, a Monterotondo, per i trenta tunisini arrivati nella tarda serata di lunedì si preparano kit «di ritorno alla vita», cus cus con verdure, ceste di tè e caffè.  Nel pomeriggio, è vero, qualcuno lancia l'allarme bomba per bloccare l'operazione. Alcuni residenti dell'area, preoccupati, accennano anche alla presentazione di una raccolta firme contro il posto fisso per i clandestini. Ma di fatto nell'ostello si respira aria di accoglienza.  Di più: se si pensa al clima del Calambrone, la reazione del gestore della struttura, Andrea Sgarallino, alla telefonata d'emergenza arrivata subito dopo l'attracco al porto di Livorno della nave partita da Lampedusa, ha quasi del paradossale. «Al Calambrone ci sono troppi problemi, quante persone potete ospitare lì?», dicono dall'altra parte della cornetta. E Sgarallino: «Abbiamo fino a ottanta materassi. Ma abbiamo preparato trenta kit con sigarette, spazzolini, dentifrici, schiuma da barba: non siamo attrezzati, dovrebbero dividersi tutto. E i pasti non bastano. Non è in un'altra Lampedusa che vogliamo farli venire...».  Andrea Sgarallino è a capo della società che gestisce la villa livornese, di proprietà del Comune. «La concessione scadrà tra pochi mesi - spiega - ma comunque per questa stagione avevamo già tante prenotazioni. Soprattutto matrimoni e turisti in arrivo per il Trofeo Accademia Navale. Ovviamente è saltato tutto».  Chiaramolo subito: Sgarallino - affiancato giorno e notte nell'operazione accoglienza dall'amministratore Carlo Errico, che i livornesi conoscono come "Pelo" - sta pagando tutto di tasca propria. Cibo, servizi, anche le porte con il pallone da calcio comprate ieri. Ma è ovvio che presenterà il conto al ministero attraverso la Regione: 55 euro al giorno, per ogni immigrato ospitato nella struttura. Quando il rimborso? Per ora non ci sono risposte. Certo anche quella dell'accoglienza è una macchina che, oltre a mettere alla prova territori e amministratori, muove soldi.  Sgarallino - di quella famiglia Sgarallino legata a doppio filo con Garibaldi e la storia del porto - da qualche anno si sposta tra la Toscana e la Corsica, dove gestisce un porticciolo turistico. E' schietto e parla «sia da imprenditore che da livornese». Mentre riempie i kit con i pacchetti di sigarette e fazzoletti, lancia una proposta che nell'Italia di oggi sembra quantomeno un po' in controtendenza. «Questa - dice - potrebbe essere l'esperienza giusta per riqualificare Villa Morazzana, che non riesce a trovare una sua dimensione imprenditoriale. Mi rendo conto che qualcuno mi darà del folle, ma perché non farne una struttura di accoglienza, ad esempio per rifiugiati? Sarebbe interessante dal punto di vista imprenditoriale e un vanto per la città. Una città che dimostra ancora di sapere accogliere».  E i rischi? «Sono convinto che se questa gente è trattata bene risponde allo stesso modo. Ho avuto ragazzi italiani in gita che hanno staccato le porte dagli imbotti. Altri sono scappati senza pagare. Francamente non capisco certe manifestazioni. Basta con le chiusure: noi tratteremo queste persone come fossero ospiti qualunque». ALTRI SERVIZI A PAG. 2, 3 e 4

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