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Da esporre anche in Comune e in Provincia
Pdl: ora il crocifisso deve tornare in classe
Martina Corirossi
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Costanza Vaccaro 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Tanto a Palazzo Granducale che in Comune il Pdl torna all'attacco sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche dopo la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo. Lo fa annunciando la presentazione di due mozioni. Tutto nasce dal fatto che la Corte di Strasburgo, accogliendo il ricorso presentato dall'Italia, ha stabilito che non costituisce «una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni». Massimo Ciacchini, consigliere comunale Pdl, ribadisce che «la decisione della Corte è improntata al buon senso: esporre il crocefisso non viola il diritto dei genitori di educare i figli come meglio credono». Per questo motivo dal Pdl parte una richiesta alle due amministrazioni: verifichino le condizioni nei vari istituti scolastici, provvedendo ad esporre nuovamente il crocifisso, «e prevenendo futuri atti di rimozione arbitraria o gesti oltraggiosi, come quelli che si sono verificati in molti istituti superiori durante le occupazioni», dice. La mozione sarà presentata anche a Palazzo Granducale dove era già approdata, con esito negativo, nel novembre 2009. «Allora - spiega Costanza Vaccaro, capogruppo Pdl in Provincia - chiedemmo che il presidente Kutufà si impegnasse almeno formalmente, affinché il crocifisso non fosse rimosso su iniziativa di insegnati o altro personale scolastico. La risposta? Kutufà per salvaguardare la sua maggioranza, spaccata tra cattolici e laicisti, preferì non accogliere la nostra mozione». «Definire il crocifisso un simbolo religioso è riduttivo - continua Vaccaro - è parte integrante della nostra cultura e della nostra storia, nonché fondante dell'identità nazionale. La laicità dello Stato non deve essere confusa con il laicismo ideologico». Il Pdl non guarda solo al mondo della scuola: si fa riferimento anche all'esposizione nelle due aule consiliari, «quale simbolo di unità culturale del popolo livornese e della sua naturale vocazione alla tolleranza e alla libertà».
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