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«Livorno repubblica del bunga bunga» E il Comune querela
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LIVORNO. Peggio che «ladri» e «fascisti». «Livorno repubblica del bunga bunga» è «espressione oltraggiosa nei confronti degli amministratori del Comune» che merita la sanzione della giustizia. Il Comune ha querelato Gianfranco Mannini, presidente di un'associazione di consumatori, l'Aduc, che nel corso di una protesta in municipio il 13 novembre aveva affisso in Palazzo Civico alcuni manifesti con scritta la equivoca espressione: «Livorno repubblica del bunga bunga». Mannini, pisano, non nuovo a clamorose proteste - si è incatenato al cancello della Camera di Commercio e ha fatto l'uomo sandwich ai convegni - non si scompone più di tanto: «Sono stato querelato quindici volte e sempre assolto, non sarà certo un bunga bunga a impaurirmi». Ma, certo, avendo detto e scritto in passato anche di molto peggio, non immaginava di essere portato in tribunale (delibera della giunta n. 15 del 24 gennaio) per quella che, a prima vista, può sembrare una innocente e colorita espressione. E per giunta in una delle città più allegramente sboccate d'Italia, che non si scandalizza ma talvolta si compiace davanti alle locandine del Vernacoliere. Il sindaco, più interessato a difendere il Lotto Zero, liquida la controversa questione in un nanosecondo: «Mannini dice che non voleva offendere, ok, ma bunga bunga mica sarà un complimento per Livorno?» Certo che no, a leggere le irriferibili traduzioni del tormentone nato da una confidenza di Ruby, la ragazzina che ha inguaiato Berlusconi, su quello che si faceva ad Arcore. La frase spopola sul web, è diventata motivo pop cliccatissimo con Elio, entrerà nello Zingarelli come icona di un'epoca, ma resta censurabilissima: per taluni è rito propiziatorio tribale che prelude a pratiche sessuali, per altri è semplicemente festino, orgia. E tralasciamo le traduzioni più esplicite. «Mica volevo ipotizzare che al Comune di Livorno facessero il bunga bunga - spiega oggi, un po' spiazzato, Mannini - Ma c'è una sentenza del Consiglio di Stato che esenta i familiari degli anziani delle Rsa dal pagamento delle rette e il Comune non vuole applicarla. Allora, ho detto, se Livorno non applica la sentenza vuol dire che non è in Italia, è nella repubblica del bunga bunga». Ingenuo proposito o gratuita insinuazione? Lo deciderà un giudice. C.M.
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