Il presidio
A Sanremo canto la fine di Doris
Mauro Zucchelli
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LA RAGAZZA. Doris Eunice Iuta, 28 anni, nigeriana: uccisa nel 2008 vicino a NugolaAl Bano: al festival per ricordare l'omicidio di una immigrata a Nugola
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LIVORNO. Lei era una ragazza nigeriana di 28 anni, ammazzata nel pomeriggio della vigilia di Pasqua: il Golgota per il suo calvario di prostituta l'ha trovato nel boschetto delle Panzane, fra Nugola e Castell'Anselmo. Gli ingredienti per una canzone di Fabrizio De André o Piero Ciampi ci sarebbero tutti: invece a cantarne la storia sarà Al Bano. Lo farà sul palcoscenico più nazional-pop che il Bel Paese abbia: il festival di Sanremo. La conferma l'ha data lo stesso Albano in una intervista a Mario Luzzatto Fegiz, che parlando della canzone "Amanda è libera" sul suo blog descrive «un Al Bano diverso dal solito e abbastanza cantautorale». Insomma, più Lucio Dalla che Povia bis: figurarsi vero che Al Bano annuncia l'inserimento dell'"Ave Maria" firmata De André nel prossimo album. I testi delle canzoni sanremesi restano chiusi a chiave fino alla prima esecuzione sul palco del teatro Ariston: dal fuoco incrociato delle indiscrezioni salta fuori però il verso in cui si dice che «Amanda è un numero, l'han messa in regola lungo l'asfalto che è nero di povertà». E poi: «Curva come una virgola» è il riferimento poetico al disperato rannicchiarsi in posizione fetale, sotto i colpi dell'omicida, di Doris vittima di «un branco di uomini ricchi d'infamità». In realtà, l'idea di portare quest'omicidio del 2008 sulla ribalta canzonettara più famosa - è lo stesso cantante sessantasettenne di Cellino San Marco a dirlo - l'ha avuta Fabrizio Berlincioni, l'autore delle parole, che firma il brano insieme a Alterisio Paoletti (musiche) e ad Al Bano, come dice lo stesso Berlincioni nella propria pagina su myspace.it. Berlincioni, 55 anni, napoletano, non è forse conosciutissimo dal grande pubblico ma, a parte la laurea da avvocato, ha nel curriculum una sfilza di canzoni per big come Mina, Celentano, Oxa, Ricchi e Poveri, Leali, Ranieri, Cutugno: solo due mostri sacri come Mogol e Migliacci possono dire di vantare più presenze di lui sul ring canoro di Sanremo. Senza contare che, in parallelo, ha una lunga carriera di autore di programmi tv da "Buona domenica" a "Stasera mi butto", da "Ti lascio una canzone" a "La fattoria 3". Ma come mai un cantante pugliese e un paroliere napoletano hanno fissato lo sguardo su una storiaccia di cronaca che non ha mai varcato i confini locali? «Berlincioni - riferiscono i collaboratori di Al Bano - era in viaggio sul treno e sul giornale ha letto questa notizia. L'ha colpito molto e di getto ha scritto un testo, che poi Al Bano ha arricchito di emozioni e sensibilità». E a chi gli rimprovera l'acuto finale come una furbata che strizza l'occhio al tele-voto, il cantante pugliese ribatte: no, è «l'urlo di rabbia per una morte ingiusta». Al Bano rivede il dramma di Doris nelle sue origini di immigrato che ha fatto la valigia per andare a acchiappare un po' di quel benessere del Nord travolto dal boom economico: operaio alla catena di montaggio alla Innocenti, poi la cassa integrazione... «Un artista - racconta Al Bano a Fegiz - non può restare indifferente a quel che gli succede intorno. Quando sento storie del genere io penso alla mia vita da emigrato. Quando nasci in un paese povero la miseria ti rimane incollata addosso e in storie come queste rivivi i tuoi disagi. Per un artista è doveroso utilizzare i mezzi che ha a disposizione contro la sopraffazione del potere esercitato dai delinquenti che non ti lasciano vivere una vita degna di essere tale».
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