Il sindaco non esclude un altro ricorso al Tar
Alessandro Guarducci
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La tensione del sindaco durante il consiglio comunale di ieri«Inaccettabili le motivazioni di Matteoli. Per la seconda terna nessun nome in campo»
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LIVORNO. «Le motivazioni con cui Matteoli ha respinto la terna sono assolutamente inaccettabili. Non solo per quanto riguarda Piccini, che è e resta il candidato del Comune, ma anche per Nocchi e Nardi. Questa nota non può passare senza una reazione». Con queste parole il sindaco ha fatto capire che la partita sull'Authority è ancora tutta da giocare. Compresa anche la possibilità di un nuovo ricorso al Tar. «Non mi piego a questa ingiustizia - spiega il sindaco nella sua comunicazione in consiglio comunale - e sono anche pronto a prendermi la responsabilità di intraprendere le vie giudiziarie: il ministro sta al suo posto perché lo vuole il popolo italiano, e finché ci sarà lui non ci sono possibilità di nomina per Piccini, ma se dovesse cadere il governo con un mutamento degli equilibri politici nazionali, noi dovremo farci trovare pronti per riproporre Piccini. È lui il candidato del sindaco, senza se e senza ma. Lo è stato fin dall'inizio, anche quando qualcuno nella maggioranza esprimeva qualche perplessità. La sua candidatura era legata ai risultati raggiunti nel corso del mandato ed è stata sostenuta da un ampio schieramento del consiglio comunale. Non accetto che oggi qualcuno insinui che su Piccini ci siano state debolezze». E se l'eventuale ricorso al Tar resta confinato - almeno per il momento - sullo sfondo di questa vicenda, più stringente è la richiesta rivolta a tutte le istituzioni di non lasciare solo Roberto Piccini. «La politica, e non solo il consiglio comunale, dovrà decidere quale sarà l'atteggiamento da tenere nei confronti di questa nota - afferma il primo cittadino - Piccini è stato sottratto ingiustamente dal compito di presidente del porto e allora accompagnerà il nostro percorso che prevede di discutere su un progetto complessivo con tutti gli enti interessati, le associazioni di categoria, gli imprenditori e i sindacati». E qui si arriva alla spinosa questione della seconda terna: la sensazione è che il sindaco voglia superare questa fase in tempi ragionevolmente brevi. «Non c'è alcun automatismo tra la nomina di commissario e quella di presidente - ribadisce - Il ministro non ha avuto un rapporto istituzionale corretto con la città e l'intesa con Rossi ha riguardato solo il commissariamento». «L'ipotesi di Gallanti - aggiunge - è nata da una scelta del presidente della Regione che era contrario a una mediazione al ribasso e che puntava a una figura di qualità per dare garanzie al porto di Livorno. Ma ora il tavolo per la nomina del presidente è pulito: sopra non c'è alcun nome, e la città farà valere il suo ruolo nella procedura di nomina». Le parole del sindaco hanno riscosso il consenso di Tiziana Bartimmo (Rifondazione): «La città ha ricevuto uno schiaffo dal ministro. Ora non ci dovranno essere fughe in avanti da parte degli enti o degli imprenditori. Sarà invece importante trovare una sintesi tutti insieme». Soddisfatto anche Gianfranco Lamberti (Confronto): «Le motivazioni di Matteoli sono inaccettabili, ha ragione il sindaco, e non c'era bisogno che arrivasse Gallanti per capire che siamo nell'era della globalizzazione. Livorno non può essere presa in giro da nessuno, nè da Roma, nè da Firenze, ma deve riconquistare il ruolo che le spetta: il sindaco è titolare dell'indicazione ed è importante che in questa fase non ci siano nomi già in campo». E se Massimo Gulì (Pd) si è detto esterefatto «per l'esclusione puramente politica di Piccini», Lamberto Giannini (Sel) dice invece «che Matteoli ha sbagliato, ma ho qualche perplessità anche su Rossi». Ci pensa poi Andrea Romano (Idv) a rincarare la dose. «Il ministro ha voluto instaurare un braccio di ferro con la città - afferma - ma il suo è stato un errore strategico. Però il presidente Rossi non avrebbe dovuto scendere a patti con Matteoli e dire sì a un commissariamento politico: a questo punto, nella seconda terna non dovrà essere fatto il nome di Gallanti». A questa richiesta, però, il sindaco non ha risposto. Un silenzio che deve far riflettere: escluso qualsiasi automatismo, Gallanti resta comunque in pole position per la presidenza della Port Authority.
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