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Chiude la Coop Marcora, in dodici a casa
Valeria Cappelletti
Occupava persone disagiate, che forse saranno assunte da altre ditte
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LIVORNO. Atri dodici lavoratori mandati a casa da un'azienda in difficoltà. La crisi colpisce ancora Livorno. Dai primi di gennaio, un'altra ditta livornese ha chiuso, la Cooperativa Sociale Giovanni Marcora, da sempre impegnata a garantire lavoro a persone meno fortunate, per offrire loro un'occasione di riscatto e un introito economico. Ha chiuso i battenti per problemi finanziari, lasciando a casa circa 12 dipendenti, ma quasi tutti saranno presto reintegrati. «Quasi tutti i lavoratori inseriti nell'impresa Marcora dovrebbero trovare una nuova occupazione - dice Stefano Venturini, sindacalista della Uil - si sono rese disponibili alcune cooperative che lavorano sempre nel settore del giardinaggio». Nella sua lunga esistenza la cooperativa, nata come impresa nel 1989 e divenuta cooperativa sociale nel 2006, si è occupata di offrire lavori in molti settori ma in particolare in quello del giardinaggio e delle pulizie, garantendo indipendenza economica e responsabilità a uomini e donne che, per varie ragioni, faticavano a tirare avanti, ma che erano pronti a riscattarsi per avere un futuro migliore. Tutto nacque circa 20 anni fa, quando al Centro Ascolto Caritas della Parrocchia del Rosario, cominciarono ad arrivare cittadini livornesi e immigrati in cerca di aiuto, di un lavoro per poter provvedere in maniera autonoma al proprio sostentamento. Così, don Roberto Corretti, allora parroco della chiesa, in collaborazione con altri membri della Caritas, decise di dare vita all'impresa Giovanni Marcora, dedicandola al senatore e ministro della Repubblica Italiana. Dietro l'idea di questa cooperativa, c'era un progetto di grande solidarietà per combattere il disagio sociale e aiutare quei cittadini appartenenti a fasce sociali più deboli. Un progetto, quello della cooperativa Marcora, sostenuto anche da Monsignor Alberto Ablondi e da don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas Diocesana di Roma. «Ciò che più dispiace - continua Venturini - dellla chiusura dell'impresa è che con la chiusura dell'impresa muore l'idea di alcune persone che hanno creduto e sofferto per questo importante progetto». Tuttavia niente è perduto, perché già un'intera comunità si sta impegnando per cercare nuovi posti di lavoro ai dodici dipendenti della Marcora che da alcuni giorni hanno perso la loro occupazione. Una storia con un lieto fine, dunque, anche perché grazie all'impresa Marcora molti cittadini sono riusciti a superare disagio e problemi concreti.
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