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Stop ai campanili, servono alleanze

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Gallanti: «Cosimi e Rossi mi hanno telefonato»

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 LIVORNO. «Conosco il sindaco da anni. Mi ha chiamato per avvisarmi che avrei ricevuto la telefonata del governatore della Toscana, Enrico Rossi, che poi mi ha chiesto di accettare questo incarico. All'inizio, devo essere onesto, ho titubato: per problemi logistici e perché Piccini è un amico. Poi, dopo una bella pressione, ho accettato questa sfida affascinante». Si presenta così Giuliano Gallanti, l'avvocato che ha «contratto la malattia dei porti senza riuscire più a venirne vuori».  Per la verità le primissime parole del commissario sono proprio per Piccini, che gli siede accanto. «Ringrazio l'amico Roberto - dice - che stimo moltissimo e che ha fatto bene. Non sapevo che il piano regolatore (strumento fondamentale) fosse in fase così avanzata».  A tratti Gallanti parla più da presidente che da commissario: «Quello di Livorno è un grande porto, con prospettive interessanti. Tre cose da fare? Sviluppare i collegamenti infrastrutturali interni (tempi più rapidi in banchina e migliori terminal"inland"), formare una comunità portuale solida e promuovere sinergie con altri scali».  Ed ecco l'assist al capitolo Genova che tanto ha fatto discutere. «Genova - interviene - ha un presidente spezzino, bari un genovese, i manager dei porti inglesi sono spesso olandesi. Oggi è quasi un obbligo non essere legati semplicemente alla propria territorialità, ma guardare a un sistema che coinvolge il mondo. Stanno accadendo cose a Singapore che tra qualche giorno avranno ripercussioni qui. Ha poco senso fare discorsi sulla provenienza di un presidente: c'è necessità di fare sistema. Tutti sanno che nella pianura Padana arriva più merce da Rotterdam che da Genova e Livorno».  Gallanti commissario, per quanto? «A questa domanda non posso rispondere. Certo credo sia interesse di tutti passare il commissariamento nel più breve tempo possibile e andare a regime. Quello che farò da subito è incontrare tutti i soggetti portuali e farmi un'idea delle problematiche e delle prospettive».  Piccini resta in silenzio, con lo sguardo rivolto verso il fondo della sala. Prende la parola solo a margine: «Le motivazioni addotte dal ministro alla bocciatura della terna sono ancora una volta deboli. Ma deciderò cosa fare solo dopo essermi confrontato con gli enti e con il partito». «Pensavo - chiude - che dopo la sentenza del Tar ci fosse almeno un momento di riflessione, invece il ministro è andato a dritto: io sono nato con il porto nelle vene, ho a cuore lo sviluppo di questa città. Ho fatto ricorso perché volevo difendere l'operato mio e di chi ha lavorato con me. So di consegnare al commissario uno scalo equilibrato, con prospettive importanti». J.G.

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