Meteo
Perché l'ordinanza su Sintermar va annullata
Simone Angella Filt-Cgil Livorno
Un caso che ha sbalordito l'Italia portuale, l'Authority non può restare inerme
2 MINUTI DI LETTURA
In questi giorni nel nostro scalo sono esplosi problemi che avevamo da tempo denunciato, troppo spesso snobbati e trattati con sufficienza. In questi anni, sul tema delle regole, si sono aperti molti tavoli che spesso non hanno visto una conclusione. Le regole del mercato dei servizi e della manodopera portuale non sono un orpello ideologico ma un fattore importante se vogliamo che nel porto operino imprese strutturate, tecnologicamente avanzate, i cui lavoratori siano professionalmente formati. La concorrenza interna al porto è un problema fisiologico se giocata sulla base di regole rispettate, ma diventa una patologia se si alterano queste regole. In questi giorni ne abbiamo avuto ulteriore prova, quando in "ambito portuale", Sintermar ha utilizzato un'impresa non autorizzata a svolgere nè le operazioni portuali e neanche quei servizi accessori cui è stata chiamata ed effettuare. L'Autorità Portuale non può restare inerme, il rispetto delle regole è per noi un fattore fondamentale per rendere competitivo il porto di Livorno. Per raggiungere questo obiettivo occorre che l'arbitro sia imparziale. Il tentativo dell'Autorità Portuale di distinguere il traffico Ro-Ro da quello Ro-Ro Pax, per rendere "diverso" il settore dei passeggeri ed ipotizzare una seconda concessione ad un soggetto già concessionario ha sbalordito l'Italia portuale. Le banchine e le aree demaniali utilizzate per svolgere operazioni portuali o sono pubbliche o sono in concessione ad un operatore privato, nell'ordinamento non esiste un "terzo genere", come invece viene interpretato dall'ordinanza congiunta dell'Autorità Portuale e della Capitaneria riguardo agli accosti 14 E. Quindi o si corregge l'ordinanza facendo chiarezza sul fatto che queste sono banchine pubbliche o si impugna l'ordinanza perché contrasta con le norme. Da tempo i sindacati hanno denunciato la loro contrarietà ad un utilizzo disinvolto ed improprio che è stato fatto delle occupazioni temporanee delle aree demaniali pubbliche, che devono essere rilasciate in via straordinaria ad un'impresa art.16, e non possono protrarsi nel tempo come è accaduto nel porto di Livorno, altrimenti si vengono a creare distorsioni del mercato in quanto l'affidatario in queste condizioni deterrebbe "di fatto" una concessione, a danno dei terminalisti portuali, delle imprese art.16 che non potrebbero mai usufruire di quelle aree. Su questi principi che saranno in discussione nella prossima Commissione Consultiva, chiediamo coerenza e non sotterfugi. Con questi atti ed in presenza di una Autorità Portuale che ha difficoltà a governare le emergenze e di aziende che operano in spregio alle regole e in alcuni caso anche alle leggi, si è di fatto aperta una stagione di conflitti perché in questa situazione il sindacato risponde con azioni di lotta che non escludono gli scioperi. Dobbiamo riprendere il bandolo della matassa ed affrontare i problemi che non permettono al porto di sviluppare le sue enormi potenzialità di sviluppo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google