Il Tirreno

Livorno

Lamberti invita a rispettare le procedure

Decida il ministro senza concertazione Tutto il resto è ipocrisia

Gianfranco Lamberti

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 Non si può commissariare una città come Livorno, utilizzando maliziosamente il grimaldello della nomina alla Autorità Portuale. Mi spiego. Il commissario del porto prossimo venturo è di nomina esclusiva del ministro competente Altero Matteoli. Nessuna forma di concertazione è prevista dalle norme per questo, né con il presidente della Regione né con altri, rimanendo al ministro piena ed esclusiva autonomia di scelta.  A questo siamo arrivati per una vicenda a dir poco tortuosa, unica in Italia, che si è consumata senza alcuna attenzione agli interessi del nostro scalo, né agli orientamenti delle assemblee elettive. Ma questo è e bisogna farci i conti.  Ce li faremo, ma in nessun modo è ipotizzabile, sia sulla base delle norme, ma ancor di più sul piano politico ed istituzionale, un semplice automatismo che faccia prevedere che il commissario si trasformi poi in un presidente nella pienezza delle sue funzioni. Il rospo in principe azzurro, con un semplice colpo di bacchetta magica. Non, questo non si può.  Nessun automatismo è possibile, non si scappa, visto che comunque vada il Tar, è poi necessario che la città possa insistere sulle proprie scelte o, nel caso queste vengano ritenute decadute, abbia il pieno diritto di riformularne di nuove. Trasformare il rospo in principe vorrebbe dire cancellare la città di Livorno in tutte le sue espressioni - istituzionali, politiche, imprenditoriali, sindacali e partecipative - dal percorso per la scelta del presidente del suo porto. Un trattamento inammissibile ed umiliante, che si sommerebbe all'inaccettabile anatema su Piccini, tutti tranne lui come simbolo di una storia da cancellare. Ma se il niet ministeriale su Piccini alla fine non può essere aggirato, quella di concedergli la possibilità di nominare un commissario che poi diventerà presidente, senza che la città dica la sua, sarebbe la peggiore e la più ipocrita delle soluzioni. Oltre che impossibile. E non si tratta di trovare qualcuno per forza nato a Livorno, ma di consentire a Livorno di fare la sua scelta, appunto. Il minimo, a difesa della dignità di una città sulla quale non è più consentito giocare.

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