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Gli amici del giovane morto in carcere non si arrendono: «Andremo dal garante dei carcerati»
Yuri, dolore e rabbia ai funerali
Martina Corirossi
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La folla di amici e parenti ai funerali di Yuri Attinà 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Un dolore grandissimo. Una tragedia che parenti e amici ancora non si riescono a spiegare. Ieri mattina nella cappella della camera mortuaria del cimitero dei Lupi si sono svolti i funerali di Yuri Attinà, il giovane di 28 anni morto alle Sughere la scorsa settimana. Una folla addolorata si è stretta attorno ai suoi familiari. Una storia triste quella di Yuri Attinà e una morte che lascia rabbia e perplessità. Gli amici del giovane non si danno pace. «Si poteva fare di più per evitare questa tragedia», dicono. Secondo i primi risultati dell'autopsia effettuata lo scorso sabato, a provocare il malore di Yuri sarebbe stata una notevole quantità di gas inalata dalla bomboletta del fornellino che viene dato ai detenuti per preparare il caffè. Una pratica molto diffusa tra gli ex tossicodipenti. «Yuri era fragile, aveva bisogno di aiuto. Avrebbe dovuto scontare la sua pena in un ambiente più idoneo alla sua condizione», ha denunciato Donatella, la sorella del giovane. E infine la questione dei soccorsi. Le testimonianze si moltiplicano contraddittorie. C'è chi assicura che i soccorsi siano stati immediati e chi invece sostiene che l'ambulanza sia arrivata in ritardo. Gli amici di Yuri non vogliono che il caso sia archiviato. «Chiederemo al garante dei detenuti, il solo che ha accesso agli atti, di verificare e rendere nota la dinamica dei soccorsi, da quando i compagni di cella di Yuri hanno dato l'allarme a quando sono stati contattati i mezzi di soccorso. Se vi sono dei responsabili è giusto che saltino fuori». L'episodio riaccende le polemiche sul sovraffollamento delle Sughere.
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