Il presidio
Duello Piccini-ministro, il Tar tace ancora
Slitta la pubblicazione della sentenza: deciderà subito nel merito
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Il Tar tace ancora: non è ancora stata pubblicata la sentenza riguardante il ricorso con cui Roberto Piccini, presidente uscente dell'Autorità portuale, ha impugnato il fax con cui il ministro Matteoli, imponendo alle istituzioni locali una seconda terna di candidatura, lo taglia fuori dalla corsa al vertice di Palazzo Rosciano, sede dell'istituzione portuale labronica. Quest'inaspettato prolungamento dell'attesa, confortato dalle informazioni che è stato possibile raccogliere, lascia immaginare che nella camera di consiglio di mercoledì mattina abbiano scelto di non limitarsi a decidere sulla sospensiva "definitiva" ma abbiano deciso di entrare nel giudizio di merito. Con una sentenza che giuridicamente viene definita "semplificata" ma, al tempo stesso, per la portata della questione esula dalla routine e ha bisogno di un giudizio con robuste argomentazioni. A questo punto proprio il rispetto della procedura fa scivolare l'iter sul piano inclinato che porta al commissariamento: la sentenza del giudice amministrativo può dar ragione a Piccini (e dunque rimettere le lancette indietro fino a tornare alla prima terna) oppure dar ragione al ministro Matteoli (e quindi metter fuori gioco il primo round giocato dalle istituzioni locali). Sta di fatto che, qualunque sia la decisione, né nell'uno né nell'altro caso si avrebbe a disposizione più di un pugnetto di giorni per riuscire a scongiurare l'arrivo del commissario. Peraltro, il pronunciamento del Tar peserà sugli equilibri politici della trattativa che le diplomazie sotterranee stanno conducendo da tempo: se avrà la meglio il ministro, si rafforzerà presumibilmente la sua intenzione di tagliar fuori Piccini; se invece verrà data ragione all'attuale presidente dell'Authority, il governo di centrodestra confermerà la propria difficoltà nel seguire le proprie strategie sui porti stando all'interno delle procedure previste dalla legge.
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