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L'Authority nelle mani del Tar

L'Authority nelle mani del Tar

Stamani la sentenza. In extremis dal ministero 10 documenti extra

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LIVORNO. Nel match fra Roberto Piccini e Altero Matteoli per ora hanno vinto solo Vodafone, Tim e Wind: mai come ieri, nei Palazzi delle istituzioni e della politica, i cellulari sono stati incandescenti. Un ping pong di telefonate per acchiappare al volo le indiscrezioni sulle decisioni del Tar fiorentino relativamente al ricorso che il presidente della Port Authority ha presentato contro il ministero delle infrastrutture in merito al fax n. 49902 del 6 dicembre scorso con cui Matteoli ha chiesto una nuova terna respingendo al mittente i nominativi di Roberto Piccini, Roberto Nardi e Piero Nocchi. Ma, a quanto è dato sapere, la sentenza dei giudici amministrativi sarà resa nota soltanto nella mattinata di oggi. Secondo le informazioni raccolte, la camera di consiglio del Tar di ieri aveva nel "menu" della giornata un grosso stock di ricorsi: una quarantina. Questo ha fatto slittare a fine mattinata la discussione sul ricorso relativo alla terna per l'Authority livornese. I giudici (Alessandro Cacciari relatore, Paolo Buonvino presidente, Carlo Testori consigliere) hanno preso qualche ora di tempo in più: risulta che in questa sede non sarà affrontata solo la questione della sospensiva ma si dovrebbe arrivare senza ulteriori indugi al giudizio di merito.  Una prima sospensiva d'urgenza l'aveva già accordata alla vigilia di Natale il presidente della prima sezione Riccardo Giani: uno stop provvisorio (fino alla seduta di ieri), visto che le istituzioni locali avrebbero dovuto fornire entro l'Epifania una seconda terna, come richiesto dal ministro Matteoli. E questo, cancellando Piccini dal lotto dei papabili, ne avrebbe leso i diritti individuali.  Va detto che nella calza della Befana il ministero delle infrastrutture ha fatto trovare in extremis una memoria con dieci documenti extra. In ballo, ad esempio, la necessità di far "ruotare" gli incarichi nei vari livelli istituzionali: una scelta politico che però, si fa notare dalla parte avversa, cozza contro l'uso del doppio mandato diffuso un po' ovunque.  Il ricorso però non è che un tassello del puzzle. Anche perché c'è meno di una settimana di tempo prima che, in virtù della legge Bassanini, Piccini decada improrogabilmente anche dalla "prorogatio". Dunque, il match si sposta sul commissariamento: dato quasi per inevitabile, ma come?  Nella storia delle Autorità portuali i commissari sono stati pescati talvolta fra i presidenti uscenti (ma Matteoli è in rotta di collisione con Piccini), talvolta fra le figure istituzionali (in genere il comandante della Capitaneria che è anche il numero due dell'Authority: è già accaduto a Livorno con Giuffrè). E se non fosse né l'uno né l'altro: può essere semplicemente una figura terza, ma in qualche caso - sempre nella quindicennale Authority-story - il timone è stato temporaneamente affidato a chi l'avrebbe avuto poi come presidente dai pieni poteri.  I tempi sono talmente stretti, però, che o c'è già almeno un mezzo accordo o è difficile cucirlo in pochi giorni. Comunque la sentenza del Tar non è acqua fresca: non indicherà chi va a Palazzo Rosciano ma peserà inevitabilmente sul ring della trattativa infinita fra Livorno, Firenze e Roma. M.Z.

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