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La campanella è suonata anche per Chiara nel ricordo dei compagni
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Una bella immagine di Chiara Dotti 4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Immobili, il respiro trattenuto e gli occhi bassi. Nella testa il vuoto assordante di quando hai pensieri troppo pesanti da sopportare. Soprattutto se sei un ragazzino. Ieri mattina i compagni di Chiara Dotti sono tornati a scuola, in quella terza C della media Pistelli che fino al 22 dicembre ha accolto anche lei, la studentessa modello che amava la danza, strappata via all'amore dei suoi genitori da una forma di meningite fulminante lo scorso due gennaio. Con il groppo alla gola hanno rispettato il minuto di silenzio a cui li ha invitati la dirigente della scuola, Francesca Nacci, in ricordo di Chiara. «Questa circostanza imprevista e imprevedibile - scrive la dirigente ai suoi insegnanti e agli alunni - ci mette di fronte a un fatto inevitabile: la morte fa parte della vita e pone la domanda fondamentale che interessa tutti gli uomini e alla quale nessuno può sottrarsi: qual è il senso della vita e se la vita continua dopo la morte». È stato un minuto interminabile. Alle 9 esatte è suonata la campanella, alle medie Pistelli e anche alle Fermi (l'altra scuola diretta da Francesca Nacci), per invitare tutte le classi a fermare le attività e a riflettere. Per sessanta secondi i compagni di Chiara sono rimasti immobili, i pugni stretti nelle tasche delle loro felpe colorate e le facce contratte per non scoppiare in un pianto dirotto. Hanno pensato a Chiara. A tutte le volte che l'hanno vista entrare in classe raggiante, a quando durante la ricreazione parlava dei suoi saggi di danza e diceva che avrebbe frequentato il liceo classico, lei che amava tanto studiare, a quando hanno visto per l'ultima volta il suo sorriso felice. Poi una seconda campanella, alle 9 e un minuto, ancora più stridula e assordante li ha catapultati nella vita di tutti i giorni. Una vita dove Chiara non c'è più. È stato un rientro triste, in cui lo sguardo di questi ragazzini di tredici anni si è mosso lento lungo le pareti della classe, ha fissato le carte geografiche appese al muro e il nero gelido della lavagna, e poi è caduto sul banco vuoto, quello di Chiara. Allora devono averla sentita come fosse lì accanto quella loro compagna bella ed entusiasta della vita, sempre pronta ad aiutare il prossimo. E dentro i loro cuori quei diciassette ragazzini disperati sono riusciti a sorridere, guardando oltre i vetri della classe come a cercare lo sguardo sereno della loro piccola grande amica. Ad accogliere la terza C ieri mattina c'erano tutti i professori che insegnano in quella classe, per afffrontare tutti insieme, insegnanti e studenti, il ritorno alla realtà. Una realtà insiegabile e troppo tragica da accettare. Sì perché quei 17 alunni della terza C e i loro prof in cinque mesi hanno dovuto fare i conti due volte con la morte. Ad agosto è scomparso Elia Maiorano, stroncato da un aneurisma, e nei giorni scorsi hanno perso Chiara. Un ferita troppo profonda da sopportare per diciassette ragazzini che dovrebbero affacciarsi alla vita con la felicità nel cuore. Ed è troppo anche per i loro professori, che si sono visti sfuggire senza spiegazione quelle due facce allegre e intelligenti a cui, negli ultimi due anni, hanno provato a regalare ogni giorno un tassello di conoscenze in più per affrontare l'esistenza. Eppure la vita, nella classe di Chiara ed Elia, è tornata a scorrere. «C'è stato un momento di smarrimento - dice Pier Luigi Giovannetti, responsabile delle Pistelli, che nella classe di Chiara insegna tecnologia - due alunni scomparsi in pochi mesi sono un fatto inacettabile. Ma oggi gli studenti sono stati forti, anche perché da questa esperienza sono passati pochi mesi fa con Elia». Gli occhi del professor Giovannetti si velano di lacrime mentre pensa alla tragedia delle famiglie dei due giovani scomparsi. Non può trovare le parole per spiegare il vuoto lasciato da Chiara ed Elia. Ma è orgoglioso dei suoi alunni, di come hanno affrontato il primo giorno di scuola dopo il lutto. «Si vedeva che i ragazzi erano provati da questa esperienza - prosegue Giovannetti -, ma li abbiamo visti anche cresciuti. L'attività a scuola è tornata alla normalità, e noi insegnanti ci siamo mostrati sereni, per aiutarli. È ovvio che il pensiero fisso era alla tragedia, ma siamo riusciti a rendere palpabile il valore della vita».
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