Il porto è alla frutta, serve una scossa
Sergio Landi
Basta con le rendite di posizione e il quieto vivere
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Finalmente parole serie sul porto! Ma ci voleva un direttore di giornale, fuori dai giochi e dalle manfrine, non un politico, né un imprenditore, né una istituzione o un sindacato. Si capisce da qualche parte a Livorno che siamo agli sgoccioli, che occorre "uscire dalle rendite di posizione, vigilare sui piani di impresa dei concessionari (spesso rimasti parole sulla carta) garantire il massimo di concorrenza e competitività (perché solo così si crea miglioramento)". Insomma una direzione di marcia improntata alla autorevolezza, non prigioniera di vecchie storie. Invece è accaduto che la torta si sia fatta più piccola e che ognuno abbia voluto il cucchiaio più grande. Si fanno accordi senza stabilire budget vincolanti e sanzionati, senza fissare obbiettivi di reddito e di sviluppo, oppure intese di monopolio che nel campo televisivo verrebbero bollati come "antiliberali". Insomma con il porto delle auto, della cellulosa e delle banane siamo arrivati alla frutta. Il reddito prodotto è sempre meno e sempre meno quello da redistribuire perchè si commerciano cose di modesto valore aggiunto. La cosiddetta pace sociale è stata piuttosto il "quieta non movere", la conservazione dello status quo mentre intorno a noi tutto è in subbuglio. Si, ci vuole una scossa nello stagno del porto e della città.
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