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Livorno

Morta per la mucca pazza dagli esami l'ultima risposta

Morta per la mucca pazza dagli esami l'ultima risposta

La donna era in agonia da mesi, secondo caso in Italia

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È stata programmata per domattina l'autopsia sul corpo della donna di 44 anni morta ieri all'ospedale di Livorno dopo aver contratto il morbo cosiddetto della "mucca pazza". Sarà eseguita all'azienda ospedaliera di Pisa dall'anatomopatologo Raffaele Pingitore. Il corpo arriverà a Pisa da Livorno nel pomeriggio.

Intanto, l'Istituto superiore di sanità ha invece deciso che l'esame istoneuroscopico verrà eseguito tra Pavia e Roma, anzichè a Bologna come era stato comunicato in un primo momento. Da questi accertamenti, come riferito già ieri dalle autorità sanitarie, uscirà nel giro di circa un mese la certificazione definitiva della malattia contratta dalla donna morta ieri, anche se la biopsia alla quale si era sottoposta all'inizio del 2010 aveva già permesso ai medici di avere risposte certe sulla diagnosi.

La malattia prima si era manifestatata con sintomi simili a quelli di una faringite, a metà 2008, poi stati d'ansia e abulia. Infine il primo ricovero nell'estate 2009 e la diagnosi pochi mesi dopo, all'istituto "Besta" di Milano. È infatti durata due anni l'agonia della donna di 44 anni affetta dalla malattia di Creutzfeldt-Jacob. Si tratta del secondo caso del genere in Italia. Il primo aveva riguardato una donna di Menfi (Agrigento) nel 2002.

La 44enne livornese era ricoverata all'hospice di cure palliative dal 16 luglio, quando le sue condizioni si erano aggravate, tanto che da allora la donna non aveva più ripreso conoscenza. La constatazione di decesso è avvenuta intorno alle 11, dopo una crisi respiratoria, l'ultima di una serie di complicazioni sopraggiunte nell'ultimo mese.

Dopo gli esami, dunque, la salma sarà restituita alla famiglia per i funerali. L'intenzione sarebbe quella di effettuare la cremazione e disperdere le ceneri in mare. «Esprimiamo tutta la nostra vicinanza al dolore dei parenti - dice la dottoressa Elena D'Imporzano, che ha seguito la 44enne negli ultimi 5 mesi - Hanno chiesto la massima riservatezza, ma ciò che si può raccontare è la loro grande dedizione: non l'hanno mai lasciata sola, neanche un minuto».

Dall'Asl viene ribadito che non c'è alcun rischio di contagio, neanche per i parenti, perchè, come spiega il dottor Mauro Mirabelli (Dipartimento prevenzione Asl 6), il morbo «si trasmette solo tramite assunzione di carne infetta». Come la livornese abbia contratto il morbo è impossibile stabilirlo «visto che - continua Mirabelli - l'incubazione dura in media 10-15 anni: potrebbe essere stata contagiata anche a metà anni Novanta, quando non c'erano ancora le norme di prevenzione poi introdotte in Paesi dove il morbo era più diffuso, cioè Inghilterra, Belgio, Francia».

Sempre a Livorno nel 2010, come riferito dal primario di neurologia Giuseppe Meucci, l'Istituto Superiore di Sanità ha censito anche un caso di morbo di Creutzfeld-Jacob "classico" e non nella variante legata alla "mucca pazza".

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di Redazione web