Il Tirreno

Livorno

Addio alla mamma con le ceneri in mare

L’ingresso dell’ospedale di Livorno, sul viale Alfieri
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L’ingresso dell’ospedale di Livorno, sul viale Alfieri

La richiesta della famiglia: era un suo desiderio. Oggi l'autopsia a Pisa

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 LIVORNO. Accarezzerà il mare. Tornerà tra le onde dopo due anni di lenta agonia. Dopo più di cinque mesi passati in silenzio in un letto di ospedale. Si è spenta ieri mattina, in una camera dell'hospice di cure palliative, la mamma livornese di 44 anni alla quale, nell'ottobre del 2009, era stata diagnosticata (secondo caso in Italia) la nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob. Ovvero la versione umana del morbo della mucca pazza.  La donna, ricoverata nell'hospice di cure palliative da luglio, si è arresa intorno alle 11 dopo una violenta crisi respiratoria. Dopo l'autopsia (in programma stamani a Pisa) il corpo sarà restituito ai familiari che hanno espresso la volontà di procedere alla cremazione per poi spargere le ceneri in mare. A due miglia dalla costa, come previsto dalla legge, ma sempre davanti alla sua Livorno.  La quarantenne - che lascia un figlio minorenne e il compagno - aveva mostrato i primi sintomi del rarissimo morbo nel settembre del 2008: prima un fastidioso mal di gola, poi un crescente senso di vuoto, ansia, problemi di concentrazione. I primi a parlare di nuova variante di Creutzfeldt-Jakob furono l'anno successivo i medici del Besta di Milano, dove la mamma era stata mandata dall'Azienda sanitaria pisana per un approfondimento diagnostico. Niente da fare: encefalopatia spongiforme, del peggior tipo.  La risposta è stata immediatamente inviata al ministero della salute e all'Istituto superiore di sanità. Per i mesi successivi (salvo una piccola parentesi nel febbraio dello scorso anno con un ricovero in Medicina generale) la quarantenne ha potuto farsi curare a casa, vicino ai parenti. Poi, a luglio, è arrivato il crollo, seguito dal ricovero nel reparto di cure palliative.  «Dal momento del suo arrivo - chiarisce Natalia Lombardi, della direzione sanitaria - la donna non ha mai ripreso conoscenza. Le condizioni sono rimaste stazionarie fino a un mese fa, quando sono iniziate le crisi respiratorie». Mauro Mirabelli, del dipartimento prevenzione della Asl 6, ribadisce che «non c'è alcun rischio contagio, neppure per i parenti, perché il morbo può essere trasmesso solo mangiando carne infetta». Impossibile dire con certezza quando e come la donna ha contratto la malattia, che può avere un bacino di incubazione superiore anche a dieci anni.  Servirà invece l'autopsia (in programma oggi a Pisa) per confermare la diagnosi fatta dal Besta nel 2009. Salvo imprevisti, il corpo sarà restituito alla famiglia in serata e domani don Placido potrà celebrare i funerali nella cappella della camera mortuaria. Poi il trasporto al cimitero dei Lupi e l'ultimo viaggio. Non più in ambulanza, ma in mare, libera tra le onde. ALTRO SERVIZIO A PAGINA 3

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