Il presidio
«Senza il Pronto bus sarà un dramma»
◗
La fermata degli autobus targati Atl in via Russo Tagliate fuori le categorie più deboli. L'appello disperato di Ivana: mia sorella non è autosufficiente, come farà a raggiungere il lavoro?
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Dal 24 gennaio - quando scomparirà il Pronto Bus, ovvero il mezzo pubblico a chiamata - per lei sarà un dramma. Anzi i guai, come spesso accade in questi casi, investiranno tutta la famiglia. A raccontare l'odissea dei tagli al trasporto pubblico annunciati dagli enti locali e da Atl a un tiro di schioppo dal nuovo anno è Ivana Passioni, livornese di 63 anni: la sorella ogni mattina, da cinque anni, raggiunge il lavoro in ospedale con il Pronto Bus. Una necessità più che una comodità, perché la donna per percorrere lunghe distanze ha bisogno di essere sempre accompagnata. «Viviamo in via Russo - racconta Ivana Passioni - e non esistono autobus di linea utili a raggiungere l'area dell'ospedale entro le otto, quando mia sorelle deve timbrare il cartellino». «Da cinque anni - continua - siamo abbonati all'azienda di trasporto pubblico: il mezzo a chiamata viene tutte le mattine. Il pomeriggio i problemi sono ridotti: mia sorella prende un autobus di linea che la scende a Colline, poi sale sul sette che la porta sotto casa. Come faremo da fine gennaio?». Via Russo si trova in fondo a via Provinciale Pisana, tra i quartieri nord e l'area industriale: da fine gennaio, come annunciato la scorsa settimana dai vertici della Provincia, partirà il nuovo piano del trasporto pubblico che prevede proprio il taglio pressoché netto del servizio a chiamata a Collesalvetti e nelle aree collinari, portuali e industriali. «Non chiediamo la luna - riprende Passioni - ma solo un mezzo pubblico che permetta a mia sorella di raggiungere il posto di lavoro, oltretutto in ospedale. E' un nostro diritto, non si può tagliare partendo sempre dalle fasce più deboli: così si mettono in crisi famiglie intere». Nelle ultime ore la donna ha bussato alle porte di mezza città, «ma tra feste e ferie non c'è stato modo di avere neppure una risposta concreta». «Dal municipio - racconta ancora la donna - mi hanno mandata all'Atl: l'azienda dice di avere le mani legate, mentre sia in Comune che in Provincia gli assessori di riferimento sono in ferie o impegnati. L'unico con il quale sono riuscita a parlare è l'assessore al sociale Gabriele Cantù, che però non si occupa del trasporto». «Il punto - riprende - è che tutti noi siamo venuti a sapere dei tagli al trasporto pubblico solo dal giornale e pochissimi giorni fa. Non c'è stato neppure il tempo di trovare una soluzone provvisoria. Cosa dobbiamo fare? A chi possiamo rivolgerci». La sessantenne, che abita al di là del passaggio a livello, ha provato anche ad appoggiarsi ad associazioni private, «ma mi hanno chiesto dai sei ai dieci euro a viaggio: in fondo al mese fanno quasi 300 euro...». «Vogliamo una risposta - chiude - mia sorella, come molti altri che vivono in una condizione di difficoltà, deve potere andare a lavoro ogni giorno con i mezzi pubblici». J.G.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
