Sbatti in locandina trent'anni di satira di Cardinali & C.
M. Antonietta Schiavina
◗
La copertina del libro 4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. E' in questi giorni in libreria " Berlusconi cià rotto i coglioni- tutte le mitiche locandine - gli anni 90" il secondo volume dedicato alle locandine del Vernacoliere. Una raccolta piccante che racconta un pezzo di storia d'Italia, con i protagonisti più discussi, fra cui spicca il Premier Berlusconi a cui è dedicata anche la prima pagina. «Nononostante i quattro volumi già pubblicati dal 1995 al 2006 da editori nazionali (Ponte alla Grazie e Piemme) - spiega Mario Cardinali, fondatore e direttore del mensile - mancava un'antologia completa delle mie locandine ("mie" perché sono io che le creo di mese in mese e di anno in anno), nessuna esclusa dal 1982 in poi. Ci ha pensato allora la "Mario Cardinali Editore" con una trilogia il cui primo volume ("Quando a Rambo ni ciondolava l'uccello") è uscito nel 2009 con gli anni Ottanta e dopo questo"Berlusconi cià rotto i coglioni" che raccoglie gli anni Novanta ci sarà il terzo libro col primo decennio degli anni Duemila» Un'antologia storica basata come sempre sull'ironia, a volte esasperata, ma di grande successo. «Una raccolta che mi è stata richiesta da molti lettori, con i titoli di ogni locandina originale presentati nel loro contesto storico, accompagnati sia da brani dei vari pezzi satirici, sia da alcune delle vignette di copertina o interne. Tracciando così per la prima volta la storia completa di come il "famigerato" mensile livornese ha rivissuto e continua a rivivere con la sua satira tantissimi eventi di politica, di società, di costume, di religione e d'un sacco di altre cose, sia in Italia che in giro per il vario mondo». Nel 2011 festeggerete i 30 anni di vita. Quale il bilancio? «Nessun bilancio particolare, se non la constatazione che il Vernacoliere è rimasto l'unico periodico satirico italiano a grande tiratura (attualmente 42mila copie medie a numero, con punte di 80mila copie negli anni'90). E che dall'iniziale diffusione nelle province di Livorno e Pisa siamo via via passati alla presenza capillare in tutte le edicole della Toscana e in parte di quelle di altre nove regioni, con oltre quattromila abbonati in Italia e all'estero». Una delle vittime predilette del mensile è il nostro Premier. Sta già pensando a un'alternativa per quando Berlusconi si ritirerà a vita privata per scelta o per forza? «La satira del Vernacoliere esisteva già molto prima del Berlusconi premier, e continuerà anche dopo di lui. Casomai sarà difficile trovarne un altro su cui satireggiare altrettanto. Di uomini come l'egolatra Silvio inviato dalla provvidenza, unto dal Signore, gaffeur istituzionale e tombeur di escort, infatti, ne nascono pochi». Quali sono i temi più gettonati dai lettori? «Da parecchi anni l'attesa dei lettori guarda soprattutto ai temi sociali e politici, per rifarsi un po' la bocca magari in satira. Ma, devo pur dirlo, anche parecchio in serietà, leggendo i miei editoriali del "Senza peli sulla lingua". Per i quali qualcuno m'ha affibbiato l'epiteto di "anima critica della sinistra". E, se faccio opinione io, che mi picco d'essere un libero pensatore, senza mai alcuna tessera in tasca, né di partito né di loggia né di parrocchia né di cosca né di qualsivoglia altra congrega od associazione, significa che di sinistra c'è rimasto davvero poco». Il terzo volume della sua raccolta, di prossima uscita, raggrupperà le locandine del primo decennio degli anni 2000. Qual è il suo giudizio su questo periodo? E cosa si aspetta dai prossimi dieci anni? «Quello degli anni 2000 è' stato appunto il decennio di Berlusconi, col solo intervallo dei due anni del secondo governo Prodi. E ciò che ha prodotto il berlusconismo è sotto gli occhi di tutti. Come socialmente ne fanno specchio le sue televisioni (sue private e sue pubbliche), col mercimonio più sfacciato del corpo femminile e con l'idiotizzazione di massa d'un pubblico allevato a forza di programmi della De Filippi, di grandi fratelli, isole dei famosi e giochini dei più variamente beotizzanti e tutti tesi all'ideologia dell'essere più belli, più ricchi e più spettegolati. E come politicamente dimostra l'affermazione quasi plebiscitaria d'un partito-azienda sugli altri partiti, anch'essi ormai divenuti solo dei comitati d'affari. Affari tornati intanto alla più impunita e mafiosa corruzione di sistema, ancor più generalizzata che nella prima repubblica. Quanto ai prossimi dieci anni, sarebbe già grassa aspettarmi d'essere ancora vivo. Così, tanto per pensare un pochino anch'io agli interessi miei». A proposito di interessi suoi, parliamo di Livorno. Se dovesse salvarsi da un diluvio cosa porterebbe con lei sull'arca della città che le ha dato i natali? «La livornesità, intesa come quella visione essenziale della vita ridotta ai suoi parametri fisiologici, di fisicità essenziale, che giustifica gran parte d'una lingua che oltre a parlare spesso d'attributi sessuali - il sesso come scena ideale, sottofondo e involucro del recitar la vita - esprime come norma significati rapidi, essenziali anch'essi, spietati, irrispettosi sempre del potere padronale, costituito o meno, civile o religioso che sia. Talché si può ben dire che un livornese a mandà'nculo'r re ci mette quant'a mandà'nculo anche'r papa».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
