Il Pd fa quadrato su Piccini
Juna Goti
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PORTO. Al lavoro sulle banchine della Darsena Toscana Authority, paura per il rischio commissariamento (e secco no a Nardi)
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LIVORNO. No secco a Nardi, sostegno totale a Piccini, paura per un commissariamento che potrebbe nascondersi dietro l' angolo. A due giorni dalla scadenza del mandato del presidente dell'Authority, i vertici Pd (Filippo Di Rocca e Yari De Filicaia) chiamano in causa il ministro Matteoli. «La terna - interviene Di Rocca - è pronta da un mese. Lunedì scadrà il mandato di Piccini, eppure non ci sono notizie di incontri tra il ministro e il governatore della Toscana, che è già andato oltre i propri obblighi istituzionali scrivendo una lettera a Roma». «Il punto - continua - è che il 14 dicembre il parlamento voterà la fiducia e se il governo Berlusconi dovesse cadere il rischio sarebbe di andare al commissariamento. Una sciagura per Livorno: c'è da mettere in moto la privatizzazione della Porto 2000 (caduta in rovina proprio con il commissario), realizzare Porta a Mare, dare gambe al piano operativo triennale. Poi la darsena Europa, che è il futuro del porto». Gli fa eco il segretario comunale, Yari De Filicaia: «Il commissariamento sarebbe una tegola sulla città. È chiaro che la questione ormai è solo politica: non c'è la volontà di fare un ragionamento con il territorio e rispettare gli enti locali». I segretari parlano dell'incertezza che ancora regna sulla terna («siamo nella prima fase, come dichiarato dal ministro, o nella seconda, come scritto dal capo di gabinetto?») e attaccano il candidato della Camera di Commercio, Roberto Nardi: «Dispiace che il presidente abbia posto la questione in modo polemico. Ha mancato di rispetto istituzionale. Abbiamo l'occasione di discutere il piano regolatore del porto insieme al piano strutturale: immaginate Nardi che si siede al tavolo con Comune e Provincia dopo le polemiche degli ultimi mesi? Non capiamo su quali basi il ministro potrebbe non riconfermare Piccini. Il nostro sostegno è totale, per le competenze e il lavoro svolto». E Piero Nocchi? È il terzo candidato (di casa Pd) eppure i vertici non lo nominano per 40 minuti. «Sarebbe una soluzione positiva - risponde con diplomazia Di Rocca - ma non la migliore. Questa partita si gioca su due piani: quello formale degli atti, che ci ha portato a fare un altro nome, e quello politico. La nomina di Nardi o Nocchi sarebbe di fatto uno schiaffo agli enti locali». E aggiungono: «Il ministro ha sempre dichiarato di non volere commissariare il porto: dia un segnale concreto». Lunedì è prevista anche la trasferta a Bruxelles dell'assessore regionale Luca Ceccobao per discutere il futuro dello scalo labronico in campo europeo. «L'idea del multipurpose - chiude De Filicaia - ha fatto sì che restassimo a galla in momento di crisi. Il problema non sono tanto le gestioni quanto la mancanza di infrastrutture e di collegamenti. Se davvero dobbiamo essere la porta della Toscana vogliamo contare di più».
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