Il Tirreno

Livorno

Responsabili di non aver creduto in questo progetto

De Peppo, il papà dei Porter: oggi la mobilità va ripensata con la partecipazione dei cittadini

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 Ho letto della ingloriosa fine dei Porter elettrici abbandonati o usati solo come mezzi di servizio dell'Atl. Poiché ho la paternità, quella dei Porter elettrici, che acquistammo collocandoli nei parcheggi di scambio, allora appena attrezzati per realizzare un progetto di mobilità alternativa per la nostra città, non posso che rammaricarmi della fine fatta per quel progetto ambizioso. Non avevamo certo la pretesa, alla fine degli anni Novanta, di risolvere i problemi del traffico con i pochi mezzi elettrici che l'Atl doveva mettere a disposizione dei cittadini con l'opportunità di parcheggiare l'auto nei parcheggi scambiatori.  Con i Porter, ci si poteva però muovere in città, parcheggiando la propria auto e circolando anche nelle zone a traffico limitato, magari con l'esigenza di usare i piccoli, ma capienti mezzi della Piaggio, puliti, silenziosi ed ecologici, per fare acquisti o raggiungere uffici ed attività commerciali del centro in zone interdette al traffico privato. L'idea e l'ambizione, che rientrava in un più complessivo ragionamento su una riduzione dell'uso dei mezzi privati in città, faceva parte di un progetto di una mobilità più compatibile con la nostra salute e con un'idea più avanzata di progetto urbano che si intrecciava e trovava le sue ragioni nel piano urbanistico che in quegli anni fu poi approvato dal consiglio comunale. I Porter elettrici, come del resto la realizzazione del sistema di alimentazione a pannelli solari della funicolare di Montenero o l'avvio della rete delle piste ciclabili erano dei semi di innovazione, certo non risolutivi, ma che testimoniavano l'idea e la voglia di una città capace di ripensarsi, di porsi modelli europei attenti alle tematiche di una mobilità sostenibile. Le responsabilità nell'aver poco creduto in quei progetti, appartiene, a mio avviso, non solo alla amministrazione comunale o al'Azienda dei trasporti, ma forse ad un clima culturale che, in questi anni, venendo anche a mancare la mediazione offerta dall'organizzazione dei partiti, troppo si è affidata ad una delega priva di verifiche e controlli da parte dei cittadini. Sulla scia di quei progetti, attraverso i quali provammo a fare innovazione, ripensando a un modello meno centrato sulla mobilità privata, credo sia ora necessaria una nuova stagione di partecipazione che veda coinvolti tanti cittadini. Il ripensare oggi a progetti innovativi sulla mobilità urbana, passa in un più ampio ragionamento sul nuovo piano urbanistico. Ogni azione, ogni scelta, che l'amministrazione comunale sarà capace di fare per coinvolgere i cittadini a discutere del come organizzare la città e del come viverla, sarà sicuramente lo strumento più efficace affinchè idee e progetti per la nostra comunità non diventino come i Porter abbandonati e senza energia. Giovanni De Peppo (Confronto per Livorno) ex assessore alla mobilità

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