Il Tirreno

Livorno

Spinelli sospeso per cinque mesi

Alessandro Guarducci   Luciano De Majo
Il primario di ortopedia Mario Spinelli e, a destra, un’équipe medica durante un intervento chirurgico
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Il primario di ortopedia Mario Spinelli e, a destra, un’équipe medica durante un intervento chirurgico

Provvedimento disciplinare dell'Asl contro il primario di ortopedia

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 LIVORNO. Il primario di ortopedia Mario Spinelli è stato sospeso per cinque mesi. La decisione è stata presa dalla direzione dell'Asl 6, che l'ha notificata al diretto interessato, il quale adesso avrà a disposizione la strada del ricorso la giudice del lavoro per chiedere il reintegro.  E' questa la tappa più recente della guerra che ormai da diversi mesi divampa fra i vertici di Monterotondo e uno dei primari più conosciuti e più prestigiosi del nostro ospedale. A quanto si è appreso, la sospensione di Spinelli scatterà dal primo novembre.  Sull'operato del primario di ortopedia e traumatologia sta indagando anche la Procura, ma questo provvedimento dell'Asl 6, di carattere disciplinare, è indipendente dall'evolversi dell'inchiesta. Ciò che l'azienda contesta a Spinelli dalla scorsa estate è una gestione eccessivamente disinvolta del reparto. E sulla base di queste contestazioni, nell'agosto scorso - quindi due mesi fa - l'Asl ha aperto la procedura di licenziamento nei suoi confronti (molto complessa e con tempi lunghi). Il primario, naturalmente, si è difeso, incontrando i rappresentanti dell'azienda e portando argomentazioni a sua discolpa.  Davanti alla mossa della sospensione, Spinelli è rimasto in silenzio. «Non ho niente da dire», ha affermato ieri, davanti al nostro tentativo di contattarlo per capire quale fosse la sua reazione di fronte al provvedimento preso dall'azienda.  Il primario Mario Spinelli è, secondo l'Asl, debole sul fronte delle procedure interne al reparto. A ortopedia, come è noto, per diversi mesi hanno indagato i carabinieri del Nas, che poi, al termine del loro lavoro, hanno inviato una relazione alla Procura della Repubblica. I vertici Asl sostengono che in alcune cartelle cliniche, o nelle schede di dimissione ospedaliera, si parla di operazioni delle quali non c'è alcun riscontro nei registri che vengono conservati in reparto. Ciò significherebbe che, secondo la conclusione alla quale sono giunti gli investigatori, vi sarebbero stati veri e propri interventi fantasma, dove i dati riportati nelle cartelle cliniche non corrispondono al contenuto del registro operatorio. Pochi, in termini di quantità: quattro o cinque casi. Molti di più, invece, quelli in cui si sarebbe rotta la catena della tracciabilità delle protesi utilizzate per i trapianti. Impossibile, dunque, a detta dell'azienda, risalire al materiale impiantato sui pazienti. Da qui l'avvio della procedura di licenziamento e, adesso, la sospensione.

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