Il Tirreno

Livorno

«Via quei vessilli e anche il nome di Stalin»

lu.dem.
«Via quei vessilli e anche il nome di Stalin»

L'attacco di Tamburini (Pdl). Il segretario di Rc: pronto a incatenarmi

3 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. È disposto, per una volta, a farsi fotografare anche sotto la bandiera con la falce e martello, pur di chiarire che per lui non solo va tolto quel drappo rosso, ma bisogna cambiare perfino la lapide commemorativa. Bruno Tamburini, consigliere comunale del Pdl, ha aggiornato la sua mozione presentata a giugno che chiedeva di aggiungere alla lapide una seconda targa per condannare la figura di Stalin. «A sessant'anni da quella lapide - dice Tamburini - continuare a mantenere il nome di Stalin non è proprio accettabile. È per questo motivo che insisto: serve un'altra targa che condanna Stalin, così come è stato condannato dalla storia. E poi le bandiere vanno tolte. Sono bandiere di partito su un edificio pubblico».  Quella lapide porta la data del 1949. I comunisti livornesi, guidati allora da Ilio Barontini, la fecero installare sulla facciata del vecchio teatro San Marco per il ventottesimo anniversario della fondazione del partito. Lorenzo Cosimi, segretario di Rifondazione comunista, non ha dubbi sulla disponibilità del suo partito a presidiare quelle bandiere. «Provino a toglierle e mi incateno io lassù accanto alla lapide», dice. «Io ribadisco che questa - aggiunge Cosimi - è una squallida contropartita di carattere politico alla vicenda di Adro, che niente ha a che fare con questa storia. Noi ogni anno cambiamo la bandiera, ogni 21 gennaio ce la mettiamo nuova e così faremo anche in futuro. Sia chiaro: noi comunisti italiani non abbiamo niente di cui pentirci, la nostra è la storia di chi ha lottato per costruire la democrazia e per difendere i diritti dei più deboli».  Da un Cosimi all'altro: il sindaco è perfettamente cosciente del fatto che se dal governo arriverà l'input chiaro di togliere le bandiere, ben difficilmente l'amministrazione comunale potrà disobbedire. «A me non danno alcun fastidio - premette Alessandro Cosimi - e d'altra parte mi sembra di capire che la gente comune neanche si accorge del fatto che stanno lì, visto che ormai ci sono da molto tempo. Quindi ciò che mi sento di dire è che, prima di tutto, non può essere in discussione una lapide». Quanto alle bandiere, il sindaco insiste sul valore storico del teatro San Marco, come luogo dove avvenne un episodio di incontestabile peso per la vita del nostro paese. «Una soluzione potrebbe essere quella di esporre i simboli di quella storia piuttosto che dell'oggi - dice il sindaco - e quindi, piuttosto che di un partito politico che è presente nella vita politica attuale, quelli del partito che a Livorno fu fondato nel 1921, ovvero il Partito comunista d'Italia, che è un partito disciolto e che non credo possa rappresentare oggetto di polemica politica. Può essere questa la via d'uscita: quando il prossimo 21 gennaio, come ogni anno, sarà organizzata la commemorazione per la nascita del Partito comunista, si espongano i simboli storici, celebrati anche dalla lapide posta lì accanto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera