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«La discarica sarà attiva a marzo»
Alessandro Guarducci e Juna Goti
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Ruspe al lavoro alla discarica del Limoncino e Toncelli e Bellabarba durante le proteste del comitato3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Nel giro di una settimana, gli organi elettivi di Comune e Provincia hanno sconfessato i dirigenti e i tecnici di Palazzo Civico e Palazzo Granducale (ma non solo) che avevano dato il via libera alla realizzazione di una discarica nell'area dell'ex cava di Monte La Poggia.
E lo hanno fatto con due mozioni di diverso tenore ma dal contenuto sostanzialmente identico: entrambe propongono infatti di ridurre a 10 le tipologie da conferire (rispetto alle oltre 100 autorizzate), limitando così l'ingresso in discarica solo a mattoni, calcinacci, ceramiche, mattonelle, pietrisco e poco altro. E impegnano le due giunte a trovare un accordo in tal senso con la proprietà dell'ex cave. Insomma, in questa maniera il consiglio comunale e quello provinciale hanno voluto sottolineare che la città non vuole la discarica del Limoncino, o comunque non la vuole così come è stata autorizzata. Ma non bastano certo due mozioni, seppur approvate dai consigli di Comune e Provincia, per cancellare - o quantomeno modificare - quella che un po' troppo frettolosamente gli amministratori livornesi avevano definito «discarica green». La proprietà della cava ha dalla sua la forza del diritto e, sempre che non ci siano clamorosi sviluppi giudiziari in seguito all'esposto presentato dal comitato, l'unica via d'uscita da questa vicenda - nata male e gestita peggio dalle amministrazioni locali- è rappresentata dalla trattativa che il sindaco Cosimi e il presidente Kutufà si apprestano a intavolare con Paolo Bellabarba e soci. Ma non sarà facile. Perchè? Sentite un po' cosa dice Paolo Bellabarba il giorno dopo il voto in consiglio comunale. «Da parte nostra la disponibilità a ridurre i codici c'è sempre stata: però forse qualcuno ha pensato di abusarne un po' troppo». Insomma, la volontà di venire incontro alle richieste c'è, ma sulla base di soli dieci codici di rifiuti non può esistere una trattativa. «Stiamo discutendo con gli enti locali per la riduzione di quella lista - conferma Bellabarba - ma dopo un primo approccio si è parlato dell'eliminazione di una ventina di codici, al massimo ventiquattro. Non di più». Nelle stanze dei palazzi della politica si fa sempre più insistente la voce che i tecnici siano alla ricerca di un nuovo sito in cui trasferire la patata bollente. L'accordo suonerebbe così: mattoni, mattonelle e terra al Limoncino, tutti gli altri rifiuti in un'area ancora da definire, ma lontana dal monte La Poggia e dalle proteste degli abitanti. «Francamente - risponde Paolo Bellabarba - non vedo perché cambiare una certezza per un'ipotesi: la cava è nostra, le procedure (codici compresi) sono già state tutte autorizzate. Noi siamo nelle regole. E non abbiamo un sito alternativo». Poi, con ironia, «vediamo se qualcuno riesce a tirare fuori dal cilindro magico un'altra area per una discarica...» Fra tanti punti interrogativi c'è una certezza: «Se le piogge non rallenteranno il cantiere - chiude Bellabarba - l'impianto sarà pronto a entrare in funzione per febbraio - marzo». Proprio come annunciato alla vigilia della protesta degli abitanti. Segno che i lavori non sono stati penalizzati più di tanto dal presidio del comitato.
E lo hanno fatto con due mozioni di diverso tenore ma dal contenuto sostanzialmente identico: entrambe propongono infatti di ridurre a 10 le tipologie da conferire (rispetto alle oltre 100 autorizzate), limitando così l'ingresso in discarica solo a mattoni, calcinacci, ceramiche, mattonelle, pietrisco e poco altro. E impegnano le due giunte a trovare un accordo in tal senso con la proprietà dell'ex cave. Insomma, in questa maniera il consiglio comunale e quello provinciale hanno voluto sottolineare che la città non vuole la discarica del Limoncino, o comunque non la vuole così come è stata autorizzata. Ma non bastano certo due mozioni, seppur approvate dai consigli di Comune e Provincia, per cancellare - o quantomeno modificare - quella che un po' troppo frettolosamente gli amministratori livornesi avevano definito «discarica green». La proprietà della cava ha dalla sua la forza del diritto e, sempre che non ci siano clamorosi sviluppi giudiziari in seguito all'esposto presentato dal comitato, l'unica via d'uscita da questa vicenda - nata male e gestita peggio dalle amministrazioni locali- è rappresentata dalla trattativa che il sindaco Cosimi e il presidente Kutufà si apprestano a intavolare con Paolo Bellabarba e soci. Ma non sarà facile. Perchè? Sentite un po' cosa dice Paolo Bellabarba il giorno dopo il voto in consiglio comunale. «Da parte nostra la disponibilità a ridurre i codici c'è sempre stata: però forse qualcuno ha pensato di abusarne un po' troppo». Insomma, la volontà di venire incontro alle richieste c'è, ma sulla base di soli dieci codici di rifiuti non può esistere una trattativa. «Stiamo discutendo con gli enti locali per la riduzione di quella lista - conferma Bellabarba - ma dopo un primo approccio si è parlato dell'eliminazione di una ventina di codici, al massimo ventiquattro. Non di più». Nelle stanze dei palazzi della politica si fa sempre più insistente la voce che i tecnici siano alla ricerca di un nuovo sito in cui trasferire la patata bollente. L'accordo suonerebbe così: mattoni, mattonelle e terra al Limoncino, tutti gli altri rifiuti in un'area ancora da definire, ma lontana dal monte La Poggia e dalle proteste degli abitanti. «Francamente - risponde Paolo Bellabarba - non vedo perché cambiare una certezza per un'ipotesi: la cava è nostra, le procedure (codici compresi) sono già state tutte autorizzate. Noi siamo nelle regole. E non abbiamo un sito alternativo». Poi, con ironia, «vediamo se qualcuno riesce a tirare fuori dal cilindro magico un'altra area per una discarica...» Fra tanti punti interrogativi c'è una certezza: «Se le piogge non rallenteranno il cantiere - chiude Bellabarba - l'impianto sarà pronto a entrare in funzione per febbraio - marzo». Proprio come annunciato alla vigilia della protesta degli abitanti. Segno che i lavori non sono stati penalizzati più di tanto dal presidio del comitato.
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