Il Tirreno

Livorno

Verificata la natura di circolo ricreativo e sportivo

"L'isola che non c'è" è in regola Dopo due chiusure, l'ok del Tar

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 LIVORNO. Si è conclusa definitivamente la vicenda giudiziaria dell'"Isola che non c'è", la struttura ricreativa e ludica che fa capo alla famiglia Bonaldi, che era stata chiusa per ben due volte dalla polizia municipale, dopo che il Comune contestava la natura del circolo, sostenendo che era un'attività imprenditoriale e non un'associazione sportiva (L'Isola che non c'è è affiliata all'Acsi), e che quindi svolgeva la sua attività di intrattenimento pubblico senza essere in possesso delle necessarie autorizzazioni.  Così si è arrivati alle due chiusure della struttura di via Masi, nota anche per avere un parco giochi per i più piccoli. Come ha sottolineato l'avvocato Anna Paola Benvenuti, che ha difeso gli interessi della struttura, dopo la prima chiusura, ci fu un primo ricorso al Tar, che stabilì in quell'occasione che "L'isola che non c'è" è effettivamente un circolo ricreativo e sportivo, decretandone la riapertura.  Nel frattempo c'è stata anche una causa penale, durante la quale è comparso a giudizio Simone Bonaldi, fratello del bomber Amaranto Enio, che alla fine è stato assolto dalle accuse di apertura abusiva di un locale di intrattenimento.  Si è arrivati però, dopo una seconda chiusura della struttura di via Masi, ad una nuova udienza davanti al Tar, dove questa volta - come ha sottolineato l'avvocato Benvenuti - il Comune di Livorno ha preso atto della natura di circolo ricretaivo e sportivo dell'"Isola".

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