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Delusione Pala-Gioiello, prima incompiuto poi chiuso e abbandonato
Il Pala-Gioiello, prima incompiuto poi chiuso e abbandonato. Cittadini arrabbiati e sconfortati
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LIVORNO. Lui, Antonello Venditti, quando vede «la santità der Cupolone» diventa perfino «più vivo e più bbono». Noi livornesi no: colpa del fatto che a vederlo prosaicamente dalla Variante il Cupolone di casa nostra non ha granché di santo, anzi è un po’ chiattone e ha quel colorino vattelapesca deciso mediante referendum. Ma, diciamolo, il PalaLivorno non ci fa per niente più buoni: semmai arrabbiati, delusi, sconfortati. E mica perché sia un eco-mostro. Al contrario, non l’avrà progettato una “archi-star” eppure è un gioiellino niente male: con «la cupola ad arco in legno lamellare più grande d’Europa», precisano quelli di Forumnet, la società del gruppo Cabassi che l’ha ottenuto in gestione.
I numeri: 109 metri di diametro, 33 di altezza, 8.033 persone la capienza (ma elevabile a 9mila). E cosa farsene di un gioiello come questo? Niente. Niente di niente. Fortuna che il 30 novembre arriverà il rock emiliano di Ligabue a rintanarsi per quattro giorni qui dentro per le prove della tournée che il 4 dicembre debutterà proprio sotto il Cupolone in zona Porta a Terra, prima di prendere il largo verso folle osannanti nel resto del Bel Paese. Ragnatele nel canestro. Al basket ormai non serve più: a meno che non resuscitino con una operazione-consorzio sul modello di quella che a Firenze ha costruito la santa alleanza delle società gigliate di pallanuoto, la “palla a spicchi” di Basket City è morta e sepolta.
Sepolta: perché è precipitata in un abisso di guai societari talmente profondi che valgono un’inchiesta giudiziaria. Sepolta: perché ormai perfino i big delle “V nere“ di Bologna, in partita-allenamento a Livorno con ingresso gratis, hanno richiamato meno pubblico di una sfida parrocchiale di ragazzini (figurarsi che nelle ultime gare di A2 prima di morire era quella ospite la “curva” del tifo più affollata).
Sepolta: perché il fatto che il maxi-palasport sia rimasto a prendere le ragnatele benché nuovo di zecca non ha suscitato più d’una alzata di sopracciglio né nelle chiacchiere da ombrellone né nel Palazzo della politica. Battuti da Firenze. Non ce l’abbiamo fatta a portare a Livorno il quadrangolare del basket azzurro con Macedonia, Bulgaria e Polonia: l’hanno fatto al Mandela Forum di Firenze, città che per la pallacanestro è quasi terra di missione; sul parquet le stelle italiane Nba Bargnani e Belinelli, in panchina il neo-ct senese Pianigiani, in regia il mito Meneghin a metterci la faccia come Gigi Riva fa per gli azzurri del pallone. Non ce l’abbiamo fatta nemmeno a portarci qui una cosina come la Coppa Italia.
Per i mondiali di basket del 2014 il problema si è risolto da solo: non avremo la sberla di vederci preferire altre città - con minori tradizioni cestistiche, con impianti più scalcinati - solo perché ce li ha soffiati la Spagna. Del resto, le “final four” di Eurolega, la Champions League della pallacanestro, sono state dirottate per la seconda volta via dall’Italia: prima perché Roma non aveva fatto in tempo a garantire l’impianto annunciato; poi perché Torino, a localizzazione già assegnata, con la nuova giunta regionale a guida leghista ha detto che non era più tanto interessato.
L’euro-sogno. L’unica speranzina è aggrappata agli europei del 2013: l’ultimo ostacolo rimasto è la candidatura della Slovenia. Ma san Dino (Meneghin) mostra ottimismo e dice che gli impianti li visioneranno in queste settimane. Livorno non è tagliata fuori in partenza: anzi, viene data da molti nel mazzo delle location prese in esame. Anche perché poche realtà possono competere con quella labronica per “data di nascita” e capienza. Solo che in base alle nuove regole bisognerebbe ridisegnare la linea dei tre punti, l’area del tiro libero e altra robetta. Difficile credere che il Comune l’abbia fatto per un impianto sportivo sostanzialmente chiuso da anni. Risultato: il “gioiello” nato attorno al parquet è non solo inutilizzato ma perfino inutilizzabile. Neanche nei miracoli possiamo sperare più: non ci si può giocare finché non saranno rifatte le righe per terra. Non ci vuol molto per farlo, ma già questo la dice lunga.
I numeri: 109 metri di diametro, 33 di altezza, 8.033 persone la capienza (ma elevabile a 9mila). E cosa farsene di un gioiello come questo? Niente. Niente di niente. Fortuna che il 30 novembre arriverà il rock emiliano di Ligabue a rintanarsi per quattro giorni qui dentro per le prove della tournée che il 4 dicembre debutterà proprio sotto il Cupolone in zona Porta a Terra, prima di prendere il largo verso folle osannanti nel resto del Bel Paese. Ragnatele nel canestro. Al basket ormai non serve più: a meno che non resuscitino con una operazione-consorzio sul modello di quella che a Firenze ha costruito la santa alleanza delle società gigliate di pallanuoto, la “palla a spicchi” di Basket City è morta e sepolta.
Sepolta: perché è precipitata in un abisso di guai societari talmente profondi che valgono un’inchiesta giudiziaria. Sepolta: perché ormai perfino i big delle “V nere“ di Bologna, in partita-allenamento a Livorno con ingresso gratis, hanno richiamato meno pubblico di una sfida parrocchiale di ragazzini (figurarsi che nelle ultime gare di A2 prima di morire era quella ospite la “curva” del tifo più affollata).
Sepolta: perché il fatto che il maxi-palasport sia rimasto a prendere le ragnatele benché nuovo di zecca non ha suscitato più d’una alzata di sopracciglio né nelle chiacchiere da ombrellone né nel Palazzo della politica. Battuti da Firenze. Non ce l’abbiamo fatta a portare a Livorno il quadrangolare del basket azzurro con Macedonia, Bulgaria e Polonia: l’hanno fatto al Mandela Forum di Firenze, città che per la pallacanestro è quasi terra di missione; sul parquet le stelle italiane Nba Bargnani e Belinelli, in panchina il neo-ct senese Pianigiani, in regia il mito Meneghin a metterci la faccia come Gigi Riva fa per gli azzurri del pallone. Non ce l’abbiamo fatta nemmeno a portarci qui una cosina come la Coppa Italia.
Per i mondiali di basket del 2014 il problema si è risolto da solo: non avremo la sberla di vederci preferire altre città - con minori tradizioni cestistiche, con impianti più scalcinati - solo perché ce li ha soffiati la Spagna. Del resto, le “final four” di Eurolega, la Champions League della pallacanestro, sono state dirottate per la seconda volta via dall’Italia: prima perché Roma non aveva fatto in tempo a garantire l’impianto annunciato; poi perché Torino, a localizzazione già assegnata, con la nuova giunta regionale a guida leghista ha detto che non era più tanto interessato.
L’euro-sogno. L’unica speranzina è aggrappata agli europei del 2013: l’ultimo ostacolo rimasto è la candidatura della Slovenia. Ma san Dino (Meneghin) mostra ottimismo e dice che gli impianti li visioneranno in queste settimane. Livorno non è tagliata fuori in partenza: anzi, viene data da molti nel mazzo delle location prese in esame. Anche perché poche realtà possono competere con quella labronica per “data di nascita” e capienza. Solo che in base alle nuove regole bisognerebbe ridisegnare la linea dei tre punti, l’area del tiro libero e altra robetta. Difficile credere che il Comune l’abbia fatto per un impianto sportivo sostanzialmente chiuso da anni. Risultato: il “gioiello” nato attorno al parquet è non solo inutilizzato ma perfino inutilizzabile. Neanche nei miracoli possiamo sperare più: non ci si può giocare finché non saranno rifatte le righe per terra. Non ci vuol molto per farlo, ma già questo la dice lunga.
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