Italia
«Il Pd torni alla realtà» I seguaci di Renzi strigliano i dirigenti
Luciano De Majo
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La platea di coloro che hanno partecipato allincontro di ieri promosso dai seguaci del sindaco di Firenze Matteo Renzi, che ha invocato la rottamazione degli attuali dirigenti del Partito democratico 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Guai andargli a dire che sono una corrente del Pd. Anche perché, sostengono alcuni di loro, «questo Pd ancora non si sa che fine farà». Però è proprio del Partito democratico che vogliono discutere la maggior parte di coloro che ieri pomeriggio - una trentina di persone in tutto - hanno partecipato all'incontro promosso da Daniele Bettinetti e alcuni altri seguaci del sindaco di Firenze Matteo Renzi, la cui vis polemica è ormai diventata un fatto distintivo nel panorama politico nazionale. Saltata a piè pari la vecchia formula introduzione-dibattito-conclusioni, nella saletta della chiesa degli Armeni di via della Madonna ci sono un paio di contenitori di plastica: uno per raccogliere le idee e uno per le domande. Ma, soprattutto, quello che caratterizza l'incontro è che i concetti più importanti espressi negli interventi vengono fissati e scritti su cartelloni che poi sono appesi a una parete della stanza. Personaggi noti in sala ce ne sono tanti. Dall'ex sindacalista Cisl Ettore Bettinetti all'ex assessore comunale Roberto Pini. E poi Giangiacomo Panessa, console onorario di Grecia, Sergio Landi, membro della direzione del Pd, ma anche Paolo Fenzi, consigliere comunale, fino a pochi giorni fa candidato alla segreteria cittadina del partito. «Pensiamoci su un attimo: come si cambiano le culture se non si cambiano le persone?», domanda Landi un po' provocatoriamente tornando sul tema della "rottamazione" lanciato qualche settimana fa proprio da Renzi, non prima di aver detto che «è l'ora di smetterla di parlare di partecipazione, perché questa c'era anche nelle elezioni organizzate dal Partito comunista rumeno: servono democrazia e libertà di scelta, che è mancata in questo congresso del Pd». «C'è aria fresca e un modo nuovo di discutere dei problemi - dice invece Daniela Miele, anche lei esponente Pd - e questo fa ben sperare. Quello che spaventa è l'aria conformista che si respira nella politica cittadina: hanno paura perfino a partecipare alle riunioni, a venire ad ascoltare. Non è detto che chi è giovane sia innovativo per forza». «Impossibile parlare col gruppo che oggi detiene il potere - attacca Franco Sumberaz, pittore - va cambiato, non c'è alternativa». E Ettore Bettinetti si sofferma sul problema della «formazione delle decisioni nel Pd: la centralità della gente, dei militanti, è stata dimenticata». C'è anche chi non prende di mira direttamente il Pd, come Panessa, che invoca per il futuro una «città della conoscenza in rapporto con l'arte e la storia». «Ma anche per fare questo - conclude - c'è bisogno di novità».
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