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Corruzione, indagato Ceccarini
Luciano De Majo
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Massimo Ceccarini, primario di dermatologia dellospedale Ma il gip ridimensiona le accuse: no all'associazione per delinquere
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LIVORNO. Per lui il pubblico ministero aveva chiesto gli arresti domiciliari, ma il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze ha ridimensionato l'accusa, ritenendo sufficiente, come misura cautelare, l'obbligo di dimora nel territorio del comune di Livorno. La posizione di Massimo Ceccarini, primario di dermatologia del nostro ospedale, unico livornese indagato nella maxi-inchiesta per corruzione della Procura della Repubblica di Firenze, secondo il giudice che ha disposto gli arresti domiciliari per cinque dei trenta indagati, diventa decisamente marginale rispetto a quella di colui che, secondo l'interpretazione degli inquirenti, sarebbe il capo dell'associazione per delinquere, vale a dire il professor Torello Lotti, 57enne docente all'Università di Firenze, direttore della Clinica dermatologica dell'ospedale fiorentino Santa Maria Nuova e presidente della Società internazionale di dermatologia. Ceccarini ha subito ieri diverse perquisizioni ad opera dei carabinieri del Nas: a casa e nel suo ufficio ospedaliero, ma anche negli altri locali a sua disposizione nell'ospedale. Il primario di dermatologia entra nell'indagine per questioni che non riguardano la sua attività all'ospedale di Livorno: i magistrati fiorentini che conducono l'inchiesta gli attribuiscono responsabilità in quanto presidente dell'Accademia toscana di dermatologia (di cui Lotti è fra l'altro segretario e tesoriere) e referente livornese del programma "Psocare" promosso dall'Aifa (Associazione italiana del farmaco) e relativo alle cure sperimentali della psoriasi. Dietro a queste cure sperimentali, a detta degli inquirenti, si nasconderebbe il giro di tangenti versate dalle industrie farmaceutiche sottoforma di sponsorizzazioni di congressi, convegni e altre iniziative promosse dai dermatologi. Se i magistrati inquirenti sono nettissimi, arrivando a definire l'Accademia toscana di dermatologia «propaggine associativa del sodalizio che garantisce l'acquisizione di denaro» e motivando così la richiesta di arresti domiciliari, il giudice per le indagini preliminari del tribunale fiorentino Angelo Antonio Pezzuti, che ha firmato l'ordinanza di applicazione delle misure cautelari, ha di fatto scagionato il medico livornese dalla partecipazione all'associazione per delinquere ipotizzata per lui e per molti altri, primi fra tutti coloro che si trovano adesso ai domiciliari. Secondo il gip, insomma, il fatto che Ceccarini fosse presidente dell'Accademia di dermatologia non implica la sua consapevolezza delle manovre orchestrate da Lotti e da altri personaggi coinvolti nell'inchiesta. Anzi, il giudice afferma che nel corso di alcune conversazioni fra il docente universitario e altri colleghi emerge che il fatto che Ceccarini avesse il potere di firma per l'Accademia fosse ritenuto un freno e un ostacolo al funzionamento dell'associazione. Da qui, dunque, la decisione di applicare a Ceccarini l'obbligo di dimora in città, misura ritenuta sufficiente a impedire l'eventuale reiterazione di atti contrari alla legge. Il medico indagato ieri non ha rilasciato dichiarazioni, mentre l'Asl ha precisato di essere nell'impossibilità «di qualsiasi commento stante anche il fatto che si tratta di un'indagine che investe in partenza ambiti sottratti alla propria competenza». I vertici dell'Azienda sanitaria locale hanno voluto esprimere «tutta la propria vicinanza» a Ceccarini, aggiungendo l'auspicio che possa «quanto prima dimostrare la propria estraneità ai fatti». ALTRI SERVIZI ALLE PAGINE 2 E 3
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