Il Tirreno

Livorno

Che sforzo e che noia campare 150 anni

Maurizio Costanzo

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Andiamo per ordine. Cominciamo con il ricordare che l'Italia al momento è il Paese più longevo d'Europa. Che contiamo tra i nostri connazionali dodicimila centenari ed un'importante presenza di novantenni. Tutti sappiamo che la vita media si è sempre più allungata e di questa realtà la società ne ha consapevolezza. Non v'è dubbio che il sistema sanitario come quello pensionistico, dovranno essere rivisti, per non dire di questioni minori come i palinsesti televisivi.

Intanto in un convegno scientifico, relatori di fama internazionale hanno affermato che nel 2050 si potrà supporre di arrivare fino a centocinquant'anni. La notizia, vera o probabile, induce ad alcune considerazioni. Al di là del sistema sanitario e pensionistico (non si può andare in pensione a 60 anni e poi essere pagati dallo Stato per altri 90 anni) siamo proprio sicuri che valga la pena arrivare fino a 150 anni? Ovviamente dipende come uno ci arriva a quell'età. Però, se il sistema in generale non sarà modificato, il rischio, quand'anche si arrivi a 150 anni in buona salute, è di traguardare impegnativi compleanni prigionieri di una noia assoluta.

E poi, dovremo anche fare i conti con la memoria. Già si fatica a ricordare le cose del passato se si hanno 70 anni, figurarsi quando se ne hanno 150. Sarà indispensabile avere a portata di mano una enciclopedia. Adesso abbiamo le nozze d'argento e quelle d'oro che si festeggiano dopo cinquant'anni di matrimonio. E dopo 70, 80 o 100 anni di matrimonio che si fa? E chi è portato a sposarsi più volte, quanti matrimoni vivrà in una esistenza così lunga? Venti? Non vogliamo opporci ai progressi della scienza, anche perché sappiamo che persone avanti negli anni, al momento del congedo, si raccomandano ai medici perché li facciano vivere ancora. Forse molti scambiano la vita per una gara infinita dove l'arrivo è sempre spostato in avanti.

Credetemi, più ci penso e più non riesco a immaginarmi un'umanità che viaggia intorno ai 130-140 anni. Penso ad un padre di 130 anni che ha un figlio di 100 che rimbrotta ancora considerandolo un ragazzo. Riassumendo: bene che la medicina ci consenta di arrivare in buona salute alla tardissima età, ma non esageri nel pensare gli uomini e le donne del futuro con un'anagrafe da Guinness dei primati. Chiedo alla medicina innanzitutto di preoccuparsi della nostra salute, al di là dell'età.

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