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Port Authority. La camera di commercio: «Nessuna lacerazione, quella del presidente è una candidatura autorevole»
Nardi teme il terzo incomodo. «Situazione a rischio»
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LIVORNO. «La Camera di commercio porta avanti con concretezza e serenità le proprie attività, nonostante le divergenze emerse sulla questione dell'Authority». Il riferimento della giunta camerale è al vertice del 2 settembre, quando il "parlamentino" dell'ente si era diviso sul nome da fare per la prossima poltrona dell'Autorità Portuale: i sostenitori del presidente di casa, Roberto Nardi, dal 2002 alla guida della Camera di commercio, l'avevano spuntata. Ma con il mugugno di colore che avrebbero voluto nell'indicazione anche il nome di Roberto Piccini. Di fronte ai taccuini dei cronisti l'ex direttore della Cna Gino Baldi, il presidente di Unicoop Tirreno, Marco Lami, e il rappresentante del mondo dei trasporti e degli spedizionieri, Roberto Alberti non si rimangiano la posizione (tutti "picciniani"). Dice il primo: «Trattandosi di un rinnovo saremmo dovuti partire dal giudizio sull'operato di Piccini, che per me è positivo. Avrei preferito che da qui uscissero due nomi per evitare divisioni e, soprattutto, il commissariamento». Ribadiscono gli altri due: «Ritenevamo giusto portare avanti in modo unitario il nome di Piccini». Ma ora punto e a capo. I consiglieri ce la mettono tutta per mandare un messaggio di unità: «L'ente ha maturato una candidatura autorevole e non è lacerato da chissà quali fratture». L'imprenditore Silvio Fremura chiede però rispetto: «La dignità della Camera è pari a quella di tutti gli altri soggetti che sono chiamati a decidere". E Roberto Nardi? Intanto dichiara che, stando alla legge, «la carica di presidente della camera di commercio non è incompatibile con quella di presidente dell'Authority: ma per fare bene almeno una delle due cose bisogna dimettersi». Poi insiste sul fatto che «due nomi sono meglio di uno, ma potrebbero non bastare. Stiamo rischiando». E allora lancia una piccola frecciata: «A Trieste gli enti sono tutti della stessa area politica, eppure ci saranno tre, forse quattro candidati. L'ultima volta a Livorno è stato fatto lo stesso: forse in questo caso è mancato qualcosa». Quindi lancia un messaggio in bottiglia: «In ogni caso se dovesse saltare l'intesa al primo turno mi ritirerei. Non considero Piccini un avversario e penso che per lui valga lo stesso: abbiamo un modo diverso di concepire le cose». Ma nel frattempo - precisa - di sospensione della carica in vista del pronunciamento di Stato e Regione non se ne parla proprio. J.G.
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