Il Tirreno

Livorno

Pazzia d'arte

Patrizio Pesce
Pazzia d'arte

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Forse è stata una pazzia regalarle questo viaggio. Stiamo insieme da troppo poco, ancora non ci conosciamo bene. Sono emozionatissimo. Lei che ama tanto l’arte dovrebbe essere entusiasta e invece, eccola lì, bellissima, i capelli che svolazzano per il vento, gli occhi semichiusi per colpa del sole, il viso segnato dalla stanchezza del viaggio. Neanche mi guarda. Scesi dal traghetto ci dirigiamo subito al bed & breakfast che ho prenotato per posare i bagagli. Quando vede il letto s’irrigidisce. Non siamo ancora mai stati insieme. “Ti prego, andiamo subito a fare un giro? Non vorrei perdermi nulla di questa splendida città”. Sull’autobus mi avvicino, si regge ad un palo, le sfioro la mano, ma lei di scatto scosta la sua più in alto. Una volta scesi percorriamo una stradina ed entriamo in un giardino, pieno di mandarini, palme e aranci. Una piccola oasi di pace dal rumore della città. Ed in mezzo a quella natura lussureggiante compare S. Giovanni degli Eremiti, magnifico capolavoro d’arte araba fusa con la normanna, dalle forme semplici, i volumi cubici e le famose cinque cupole rosse. Lei si blocca, con lo sguardo sembra voler catturare ogni angolo, ogni fessura, ogni pietra. Lentamente mi prende la mano, morbidamente.

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