Partenze improvvise
Gianluca Garrapa
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Mai avevo osato tanto, ma non ti chiedo scusa, (non servirebbe. Non mi crederesti). La tua apparizione instabile lungo una chiocciola traballante: le emergenze affettive non corrono mai corsie preferenziali. I primi messaggi sai? Sembrava assolutamente vero, (per quanto niente possa definirsi assoluto e ‘assolutamente’ io lo usi poco quando scrivo). Dapprima mi hai domandato, con un ostentato accento milanese - anche se sei nato sotto l’ombra del Vaticano - : Ma tu che lavoro fai? Registravi il mio numero di cell. (oltretutto sei stato tu a insistere per conoscerci e vederci), dopo l’amore, quello che tu hai definito amore, amore e non sesso, l’ovvia risposta è stata il corpo estraneo che si è poi fatto strada ed è esploso come un cancro. Mi lascio pazientemente sfruttare. Hai dedotto male: uno bello e fuori dal comune come me non è detto che debba essere anche sistemato. Però poi mi hai cercato: 1) parlato ore e ore di te, 2) respirato cime irraggiungibili che di rado queste situazioni offrono alla vista, 3) bruciando i sensi senza stili predefiniti (barbagli da lamiere ondulate in cantieri perenni, ecco: l’amore è come un cantiere perenne quando picchia l’afa) e il disordine si placa negli abbracci erotici e gli amanti come nuvole si sfuggono inseguendosi. Amarti è una fatica; odiarti è peggio; l’indifferenza non può che diventare un ago che insuffla aria dentro vene di cemento. Credi nelle coincidenze? Il desiderio è il nostro destino. Sai tutto di me, tutto l’amore, tutto l’odio. Solo una cosa non sai, volevo dirtela quando: a) La tua fulminea indifferenza mi ha strappato al quotidiano&sembrava l’Inizio; b) Mi hai detto: Noi abbiamo fatto l’amore, non sesso; poi mi hai aggiunto: Tu sai amare! c) E prima di andarmene; Ecco, te l’avrei voluto dire: non mi amare, sto per morire.
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