Il Tirreno

Livorno

La mia rosa

Bianca Volpi
La mia rosa

2 MINUTI DI LETTURA





Sto cercando disperatamente la tessera sanitaria perché la devo attivare. Naturalmente non so dove l’ho messa. Apro i cassetti della scrivania e scosto ricevute e bollette varie. Mi capita tra le mani la fotografia che ti feci quel giorno che mi aiutasti ad appendere il quadro con le rose del Madiai in salotto. Era grande e pesante. Sei ritratto mentre lo sollevi e al posto della tua testa c’è la tela. Ti dissi: ”Sei un capolavoro”. “E tu la mia rosa!” esclamasti. Ti baciai, adoravo i tuoi “labbroni morbidi”. I ricordi arrivano a frotte come le rondini a primavera. Le poesie lette insieme, le nuotate verso il sole al tramonto, l’impegno politico. Poi trovai quel SMS “Ti aspetto stasera, la tua rosa” Solo che non l’avevo scritto io e quella sera mi avevi detto che dovevi fare la partita di calcetto con i tuoi amici. Quando ti chiesi una spiegazione negasti tutto. Ero quasi tentata di crederti ma era un insulto a me stessa. Scoprii che di “rose” ne avevi un giardino pieno e, quella che credevo una parola del nostro lessico privato, era in realtà il nomignolo che usavi con tutte così non correvi il rischio di sbagliare. Ti ho lasciato senza fare scenate, senza dirti niente. Mangiavo, lavoravo, dormivo con una domanda che riecheggiava costantemente dentro di me: Perché? Ieri il giardiniere del condominio mi ha fatto vedere gli insetti che infestano le rose bianche rampicanti e mi ha spiegato che l’unico modo per eliminarli è schiacciarli sotto i piedi. Gli ho chiesto che nome avessero e mi ha risposto che sono “blatte”. Finalmente te lo posso dire: “Perché sei una blatta” ma soprattutto so qual è il trattamento da usare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino