Il Tirreno

Livorno

«Troppi i rifiuti nella lista»

Juna Goti
L’area della discarica
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L’area della discarica

La Forestale: bisognava fare come al Corbolone

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 LIVORNO. «Ok al ripristino ambientale di Monte La Poggia, ma la lista di rifiuti ammessi in discarica è troppo lunga». È diplomatico il comandante della Forestale, Luca Barattini, quando sul taccuino del cronista finisce l'operazione targata Limoncino.  Abusi edilizi. A margine della sesta commissione - dedicata agli annessi agricoli (con un focus sulle lottizzazioni abusive del Puntone e di via dell'Uliveta che negli ultimi quattro anni hanno fatto scattare circa cento denunce penali e su cui sono ancora concentrate le attenzioni della Forestale) - ribadisce che «il nostro Corpo non ha alcuna competenza diretta in materia: quando ci è stato chiesto, abbiamo espresso parere positivo perché il progetto che riguarda la cava del monte La Poggia ci è sembrato complessivamente corretto».  La discarica. «La discarica - chiarisce - è stata pensata come un'occasione di ripristino ambientale. Ovviamente se attuata con le tipologie di rifiuti giusti, come è avvenuto al Corbolone». Ma ecco i dubbi. «La cava del Corbolone - fa notare il comandante - è stata ricoperta esclusivamente con calcinacci e terra di scavo, mentre la lista di rifiuti ammessi al Limoncino è sembrata da subito troppo lunga». Un'osservazione passata inosservata, che in realtà compare anche nella relazione che la Forestale ha consegnato alla Provincia in sede istruttoria. «Abbiamo notato la presenza di molti codici e abbiamo segnalato questo aspetto - afferma Barattini - In ogni caso, ripeto, il nostro non è un parere vincolante e non abbiamo competenza diretta, se non di vigilanza. Confidiamo nel lavoro svolto dai tecnici di Arpat e della Provincia prima di rilasciare le autorizzazioni».  Lista dei rifiuti. Ma il comandante tocca un punto chiave: il numero di codici, e quindi le relative categorie di rifiuti, ammessi nell'impianto. Sono 146, come si legge nella convenzione rilasciata ai proprietari del sito. Accanto ai rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione ci sono quelli "dell'industria del ferro e dell'acciaio, della metallurgia termica del piombo, del trattamento delle scorie", insieme a "legno, vetro e plastica". Poi la partita dei rifiuti solidi urbani. I rappresentanti delle amministrazioni e i gestori della struttura - è vero - hanno più volte parlato di "rifiuti non ingombranti (diretti alle isole di Aamps) provenienti soprattutto da giardini e parchi: fogliame, mattoni, calcinacci". Ma nella convenzione si parla di "rifiuti urbani domestici e prodotti da attività commerciali, industriali e dalle istituzioni (inclusa la differenziata)". E ancora residui della pulizia stradale.   Tensioni poliche. Al di là dell'aspetto politico ("non siamo stati mai informati") i consiglieri di maggioranza si sono spaccati proprio sulla famosa lista: "Troppi codici", ripetevano ieri nelle stanze della Provincia e del Comune. Il vertice di maggioranza di lunedì non ha dato buoni frutti e l'incontro di ieri sera con i segretari di partito non sembra avere ridimensionato le spaccature interne alla coalizione di governo. Intanto per stamani è prevista la commissione monotematica sulla discarica, a cui - come ha fatto sapere il presidente Andrea Romano (Idv) - non parteciperà Arpat: «Non ha ancora risposto all'invito». Stasera, salvo copi di scena, toccherà al consiglio. E non è escluso che proprio dai gruppi di maggioranza parta la richiesta di rivedere i codici.  Il comitato. Intanto il comitato afferma di essere stato contattato dal proprietario dell'ex cava. «Bellabarba - dicono - ci ha chiesto di far passare una gru e una vasca per la discarica. Noi abbiamo detto no, perché le istituzioni ci hanno assicurato che i lavori non sarebbero andati avanti per ora».  

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