Il presidio
Ritorno
Maria Ganzerli
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Il gelo mi faceva paura. Indossati i miei abiti più caldi, ero andata via nella nebbia, che, rara in quel posto di mare, mi aveva avvolta e protetta, attutendo i miei passi. Ora tornavo. Nella nebbia. Il dolore mi aveva fatto fuggire, una pena che mordeva il petto mi aveva trascinato lontano a non soffrire più. Il mio cane, guardando: «Portami con te: ho accompagnato i tuoi cammini notturni, quando gridavi al mare e al vento la tua angoscia, asciugato le tue lacrime, protetta quando sfidavi il pericolo per addormentare la pena, portami con te.» Così era stato. Ora ero tornata. Invisibile ombra silenziosa scivolavo sfiorando le persone sedute in raccoglimento; ed ecco, tu, lì in attesa, sorridente come non mai, in quella luce solo per noi: le angosce sparite, il dolore dimenticato, le mie braccia si chinano ad accoglierti come accadeva nel segreto della nostra stanza, al caldo tra le coltri. Il tempo non era trascorso.
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