Il Tirreno

Livorno

Per te il mio saluto, prima di andare

Biancalassi
Per te il mio saluto, prima di andare

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La testa infilata nel cuscino, come un nocciolo nella polpa del frutto. I rumori le arrivano attutiti nelle orecchie. Intorno oggetti familiari: foto, quadri, libri. Non ricorda quando è tornata a casa. Per giorni ha visto solo pareti bianche e monitor e sbarre di letto. Ora è nella sua stanza, ma comprende che non è stata una dimissione per buona salute. Si sente debole, infinitamente debole, attaccata alla vita come una foglia su un ramo, sotto il soffio del vento d’autunno. In fondo al letto i suoi ragazzi. Due pezzi di marcantonio a piantonarla, con in mezzo l’Annina. Piccola, fragile, ma in fondo la più forte di tutti. È stata accanto a lei tutte le notti, e anche il giorno quando i ragazzi andavano a riposare. In mezzo ai dormiveglia impastati di stanchezza e di antidolorifici, ne percepiva la presenza devota e infaticabile. È stata accanto a lei sempre, così tutta la vita, anche quando il lavoro l’ha portata lontano. La chiamava tutti i giorni. Per raccontarle di lei, sapere come stava, augurarle buona notte. I ragazzi escono. Anna prepara la borsa dei panni sporchi. Pensa sempre a tutto. Da piccola strusciava una fetta di pomodoro in più per il mare ai fratelli, per paura che non bastassero quelle che aveva preparato lei. Le dispiace per la fatica che sta per lasciarle. Un funerale non è uno scherzo. Ma sa già che finirà così, i fratelli lasceranno che sia lei a occuparsi di tutto, come sempre. Uno slancio potente emerge inaspettato dal mare di debolezza e le fa sollevare la testa. Ecco ci siamo, pensa: “Anna..”. Ma l’Anna è già lì, pronta, amorevole. “Mamma..” dice. Dentro quella parola scorre come un brivido tutto l'amore di una vita. Non le dirà niente, ha deciso. Non saprà che non è la sua vera madre. Le stringe la mano e le sorride: “Ti voglio bene Anna. Anna mia..”.

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