Il presidio
«Piccini aiuti anche noi»
◗
Roberto Piccini Lettera aperta dei lavoratori Sintermar
2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Siamo sempre stati considerati figlio di un Dio minore. Ma abbiamo gli stessi problemi degli altri lavoratori del porto: avere un posto di lavoro, appunto». I lavoratori della Sintermar hanno preso carta e penna e scritto una lettera al presidente dell'Autorità Portuale. Nel terminal sul Canale Industriale ci sono molti progetti ma poco lavoro. La proprietà ha stretto un accordo con Grimaldi per ricevere i traghetti ma le autorità hanno negato gli accosti per motivi di sicurezza. I traffici di auto danno poche giornate. «In passato siamo stati anche 80, e fino a 200 con l'indotto. Dal 2001 ad oggi, a parte qualche breve parentesi, abbiamo dovuto convivere con deprimenti periodi di crisi, con tutto quello che ne è conseguito». Adesso i dipendenti sono rimasti in 20 (di cui 17 demansionati). Con il piano operativo triennale, che concentrava i contenitori sulla Darsena Toscana, la proprietà di Sintermar ha sentito «la necessità di riconvertirsi ad altri traffici. Adesso circolano voci che l'azienda vorrebbe incrementare anche con il traffico di traghetti con merci e passeggeri. Organismi istituzionali hanno sollevato eccezioni inerenti il rispetto delle norme di sicurezza, ma, vogliamo ricordare che, in passato, in momenti di picchi di traffico crocieristico, alcune navi da crociera hanno ormeggiato in Sintermar, e noi ci siamo adoperati affinché venissero esperite le più attente normative riguardanti la sicurezza dei passeggeri. Senza voler entrare nel merito delle politiche dell'azienda, noi auspicheremmo soltanto che questo potesse dare nuovo respiro al nostro posto di lavoro, e poter reintegrare in azienda quei lavoratori che con contratto a termine nel 2009 non sono stati riconfermati».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
