Il Tirreno

Livorno

«Piscine, mancano 5 milioni»

Luciano De Majo
Nuotatori in gara alla piscina Camalich di via dei Pensieri
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Nuotatori in gara alla piscina Camalich di via dei Pensieri

Ex dirigente sportivo accusa: convenzioni a prezzi troppo bassi

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 LIVORNO. «Tutti sapevano, a cominciare dal sindaco e dagli assessori allo sport che si sono succeduti. E a questo punto io non me la sento più di tacere». Franco Mainardi, 74 anni, un passato di dirigente sportivo nel nuoto e nella pallanuoto ma anche ex consigliere di Circoscrizione dei Ds, lancia un'accusa precisa all'amministrazione comunale, sul fronte della gestione delle piscine. «No, nessuno si è messo soldi in tasca - dice Mainardi - ma è chiaro che c'è stata una cattiva gestione, perché il Comune ha mancato di incassare quasi cinque milioni in quattro anni». Una tesi che i protagonisti della gestione delle piscine negano con forza: «Quelle cifre non corrispondono alla realtà».  Nel mirino di Mainardi ci sono le convenzioni fra la Livorno sport e la Nuoto Livorno, la società presieduta da Ilaria Tocchini e costituita da lei e da altri soggetti conosciuti nel nuoto livornese, quali Carlo Chelli e Stefano Franceschi. «In base a quelle convenzioni - prosegue Mainardi - dal settembre 2005 a oggi la Livorno sport ha incassato un milione e 600mila euro. Se fossero state applicate le tariffe approvate dalla giunta comunale per il numero di ore concesse alla Nuoto Livorno, l'incasso sarebbe stato di 6 milioni e 300mila euro. Mancano all'appello 4 milioni e 700mila euro. Se questi soldi fossero arrivati nelle casse della Livorno sport, oggi questa società sarebbe un fiore all'occhiello per l'amministrazione e non ci sarebbe stato bisogno di scioglierla, come invece sta avvenendo. Di più: sarebbe stato possibile tenere le tariffe più basse e dar vita a progetti importanti, compresa la riabilitazione motoria nella vasca piccola della piscina di via dei Pensieri».  Le parole dell'ex consigliere della Circoscrizione 4, che oggi si definisce «un uomo libero, senza tessere di partito anche se ovviamente orientato a sinistra», suonano quindi come una forte critica al Comune. «Io queste cose le ho dette a più riprese al sindaco, agli assessori, al capogruppo del Pd, a tanti esponenti dell'amministrazione - chiarisce - e dal sindaco sono stato anche avvicinato, negli anni passati, perché nelle sue intenzioni sarei stato l'uomo giusto, per la mia esperienza nel mondo del nuoto, per guidare la Livorno sport. Poi invece le scelte sono state diverse e la Livorno sport è stata messa in liquidazione».  Si intrecciano sport e politica in questa vicenda. Perché soggetti politici lo sono stati un po' tutti quelli coinvolti nella storia sparata da Mainardi: l'accusatore in primis, vista la sua esperienza di consigliere di Circoscrizione. Per non parlare, ovviamente, del sindaco Alessandro Cosimi e degli assessori allo sport che dal 2005 a oggi si sono succeduti, ovvero Attilio D'Alesio e Claudio Ritorni, tutti e tre di marca Ds e oggi Pd. Poi la nuotatrice Ilaria Tocchini, che prima di essere presidente della Nuoto Livorno è stata consigliera comunale (nei Ds) dal 1999 al 2004, il cui avvocato è fra l'altro Filippo Di Rocca, candidato alla segreteria del Pd. Perfino Fabio Canaccini, il dirigente comunale che nella sua veste di presidente di Livorno sport ha firmato alcune delle convenzioni con la Nuoto Livorno, è stato in politica, sui banchi del consiglio comunale fra il 1990 e il '95. Ma non è questo che interessa a Mainardi, oggi presidente del circolo Arci di Collinaia. «Io voglio solo dire che la Livorno sport poteva davvero essere una società modello - conclude - e che le scelte compiute dal Comune hanno portato a chiuderla. Un peccato prima di tutto per i cittadini».  

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