Il presidio
«Non puntate sui contenitori»
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Vladimiro Mannocci (Compagnia) apre il convegno La tesi del prof Bologna. Ma Paoli: un non senso
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LIVORNO. «Con la crisi globale è cambiato il mondo. E il nuovo mondo non sarà più fatto solo da container». Sergio Bologna, uno dei massimi esperti di logistica in Italia, dice le cose che i livornesi vogliono sentirsi dire: «Puntate sulle merci varie, sulle autostrade del mare, sui traffici mediterranei». E nel suo libro «Le multinazionali del mare» tratteggia un identikit del porto ideale che assomiglia maledettamente a Livorno. Ma c'è qualcuno, al tavolo dei relatori del convegno organizzato dalla Compagnia Portuale al Lem, che non è d'accordo con lo studioso. Ed è un altro studioso, Massimo Paoli, economista, che conferma la centralità del container: «Cosa significa evitare la monocultura del container? E' un non senso. Prima vengono i container e poi dopo, ma molto dopo, il resto. A meno che non si voglia diventare come Marina di Carrara, dove è centrale il marmo». Un duello a distanza, quello fra Bologna e Paoli. Tesi contrapposte. Bologna si è smarcato dal mainstream di chi pensa che tutto debba essere inscatolato: «Dopo la crisi è cambiato il mondo, i flussi cambieranno e, per quanto ci riguarda, avremo meno traffici dal Far East e più dal Mediterraneo. Avremo grandi picchi e altrettanto grandi cadute, avremo meno import e più export, più traffici multipurpose e di impiantistica». Indicazioni che confortano il presidente dell'Autorità Portuale Roberto Piccini: il "porto dei porti" tratteggiato nel Pot non è del resto quello che auspica Bologna? «Non ho mai creduto all'avvento del gigantismo navale e della monocultura del container - dice Piccini - noi a Livorno abbiamo ancora dei general cargo ma, certo, puntiamo anche sul container, tanto che pensiamo a una Piattaforma Europa da almeno 2 milioni e mezzo di teus». Ma nel gigantismo ci siamo già, fino al collo - lo ha corretto Massimo Paoli, snocciolando una sfilza di numeri: «Le 300 nuove portacontenitori ordinate hanno una dimensione media di 8500 teus». Ma c'è di più: «Il 35% delle portacontenitori che circolano nel mondo hanno dimensioni tali che non possono scalare a Livorno. E le navi saranno sempre più grandi, perchè il gigantismo è l'elemento trainante dell'economia. L'80% della merce viaggia su container, si stanno facendo sperimentazioni anche con le auto e sono certo che le city-car indiane e cinesi arriveranno in Europa dentro i contenitori». E dopo aver ricordato che «il traffico contenitori nel primo semestre a Spezia è cresciuto del 22%, a Genova del 16 e a Livorno solo del 5%», Paoli ha tirato le orecchie alla Compagnia: «A terra e sulla nave ci saranno sempre più robot. Amici portuali, mandate a casa tutte le braccia e facciamo entrare le teste!». Chiudendo il convegno, il presidente della Compagnia Portuale Enzo Raugei ha difeso Piccini: «A Livorno sono stati accumulati dei ritardi perchè il porto è stato commissariato per quattro anni. Giusta la scelta di puntare sul porto multipurpose». (c.m.)
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