Il Tirreno

Livorno

Dal mare lo sprint per lo sviluppo

Dal mare lo sprint per lo sviluppo

Nautica, container e turismo: Kutufà lancia la conferenza economica

2 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. Sarà il mare la "benzina" del motore dell'economia livornese: la nautica dalle gabbianelle ai superyacht, gli ombrelloni e le gru Paceco, i container e le reti da pesca. Poi: offshore, crociere e traghetti, cantieri che riparano le navi, tutto il trasporto che gira attorno alle banchine. Ma con una consapevolezza: tutto questo non basta di per sé a far scoccare la scintilla, visto che in Toscana le province costiere hanno meno sviluppo di quelle dell'entroterra.  E' nel segno dell'"economia del mare" che, insieme a Stefano Casini Benvenuti (economista dell'Irpet), a Palazzo Granducale il presidente Giorgio Kutufà mette sulla rampa di lancio la conferenza economica provinciale: chiama a raccolta le altre istituzioni, le forze sociali, l'Interporto e la Spil per «pensare lo sviluppo». E' in agenda a primavera e Kutufà teme che gli scossoni della politica nazionale finiscano per far entrare tutto nel tritacarne della propaganda elettorale.  Il presidente della Provincia dice che «non vogliamo perdere la presenza industriale» ma, al tempo stesso, non vuol chiudere gli occhi di fronte agli scricchiolii che si avvertono: «Sulla raffineria Eni abbiamo vinto la battaglia, almeno per ora. Sulla siderurgia a Piombino il match è ancora aperto. Teniamo d'occhio la Solvay: niente di clamoroso finora ma la decisione di vendere il teatro è un segnale che non mi piace per niente».  Gli economisti dell'Irpet mettono a nudo vizi e virtù del nostro sistema. Fra i fattori di forza: storica base industriale, polo di produzione energetica, agricoltura di qualità, turismo da primato («Livorno è la seconda provincia in Toscana e la decima in Italia»), elevata qualità della vita, centro di ricerca (a Pisa). Ma sull'altra metà della lavagna scrivono i punti deboli: scarsità di aree produttive, i guai del "Sin" (i siti da bonificare dove tutto è paralizzato), zone a rischio idraulico, l'alto costo dei servizi, l'inadeguata capacità di innovazione.  Tutti i salmi di Casini Benvenuti finiscono nella "gloria" delle «grandi potenzialità». Però, se le leggiamo dal retro, ci accorgiamo di ulteriori segnali di fragilità: «L'economia livornese ha un problema-chiave: la bassa percentuale di lavoratori attivi. Ci sarebbero 9mila posti in più se appena si raggiungesse la media toscana o addirittura 16mila in più se si arrivasse agli standard di Firenze». Altro test: l'eccessiva stagionalizzazione dell'industria turistica ne impedisce il pieno dispiegamento. Basterebbe utilizzare gli stessi strumenti adottati sulla riviera romagnola per creare reddito e ricchezza.  Ben vengano i grandi progetti sulle infrastrutture, che però hanno tempi lunghi: per l'economista dell'Irpet c'è da guardare anche a «cosa si fa nel frattempo». Il turismo offre uno sbocco utile perché non necessita di grandi investimenti né di tempi lunghi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»