Il Tirreno

Livorno

«Sono scosso, non me l'aspettavo»

Lara Loreti
«Sono scosso, non me l'aspettavo»

Il capo del personale preso di mira da lettere minatorie: «Non capisco perché»

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«Sono sconvolto, non me l'aspettavo. Mi dispiace che quelle minacce, come sembra in base alle indagini della polizia, vengano da un collega». Amareggiato e sorpreso. Così si sente Carlo Panichi, dirigente del personale all'Asa, vittima nei mesi scorsi di minacce e ingiurie attraverso scritte nella bacheca sindacale dell'ufficio e lettere. A fine maggio Panichi aveva anche ricevuto una lettera con un proiettile 7.65 all'interno. Venerdì mattina nella sede di via del Gazometro c'è stato un blitz degli uomini della squadra mobile che hanno fatto dei controlli su un impiegato livornese di 46 anni. Gli agenti poi hanno invitato il dipendente a seguirli e hanno effettuato perquisizioni a casa sua e della madre. Nel corso dell'operazione, nel reparto contabilità era presente anche il capo del personale.

L'impiegato è apparso sconvolto. Dopo i controlli, è tornato al lavoro, visibilmente provato. Scossi anche i suoi colleghi.  L'accusa è minacce aggravate. Sarà la magistratura ad accertare le eventuali responsabilità. La notizia che l'autore delle lettere intimidatorie potrebbe essere un collega ha colto alla sprovvista Panichi e tutto l'ufficio. Anche perché, per il momento, non si riesce a capire quale potrebbe essere il movente. «Onestamente non capisco il perché - dice il capo del personale - Io non ho mai avuto questioni o discussioni con questa persona. E non mi pare che lui abbia mai avuto problemi con l'azienda».  In base a quanto emerso, il sospettato lavora all'Asa dalla fine degli anni Novanta e ha sempre prestato servizio negli uffici di via del Gazometro. Due-tre anni fa era stato trasferito da un settore all'altro, sempre nella stessa sede livornese Asa: tra le ipotesi di un possibile movente, c'è anche quella che il 46enne non abbia gradito il trasferimento. Ma questo aspetto resta tutto da chiarire.  La polizia da mesi indaga sul caso. Un'inchiesta elaborata anche perché le scritte ingiuriose e minacciose erano contrastanti. Da una parte c'erano i messaggi intimidatori verso Panichi, dall'altra delle scritte nella bacheca sindacale e all'interno dell'ascensore che erano accompagnate da simboli politici. Gli investigatori però hanno sospettato da subito che dietro questi episodi potesse esserci una persona interna all'azienda. A questo scopo hanno raccolto materiale informativo sui dipendenti dell'Asa e sono così riusciti a stringere il cerchio.

Fino a che sono risaliti al 46enne attraverso la perizia della grafia: il confronto fra documenti scritti sicuramente dall'impiegato e le lettere ha dato esito positivo. L'accertamento è stato fatto sia dalla Procura sia dall'avvocato della vittima, Vannucci dello studio Uccelli.  Per il momento, in base a quanto appreso, al dipendente Asa verrebbe contestato principalmente il caso della lettera con il proiettile. Ma c'è il forte sospetto che tutti gli episodi minatori siano legati. Nei primi mesi del 2010 Panichi ha presentato 5 denunce contro ignoti in questura. Sembrerebbe invece del tutto slegata l'altra inchiesta della squadra mobile sull'Asa, quella sui furti di gas.  L'azienda in questi giorni valuterà come regolarsi nei confronti del dipendente. Probabilmente, lui sarà invitato a mettersi in aspettativa fino a che l'inchiesta giudiziaria sarà conclusa. «La linea dell'Asa potrebbe essere questa - conferma Panichi - ma è presto: dobbiamo ancora capire bene come stanno le cose».

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